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Auto connesse, attenzione: 21 modelli testati inviano dati a terzi

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Le auto connesse somigliano ormai a smartphone su quattro ruote e, proprio come i telefoni, raccolgono una quantità enorme di dati su chi le guida. Un nuovo studio firmato dai ricercatori della Northeastern University insieme a Consumer Reports mette finalmente dei numeri precisi su questo fenomeno, con tanto di nomi delle aziende che ricevono le informazioni. E il quadro che emerge per la privacy degli automobilisti è tutt’altro che rassicurante.

Il gruppo di lavoro ha esaminato 21 veicoli di 19 marchi differenti oggi in commercio negli Stati Uniti, oltre a 30 app companion abbinate a quei modelli. Ogni singola vettura analizzata inviava informazioni ad almeno un dominio di terze parti. Più della metà, poi, dialogava con società specializzate in pubblicità, tracciamento o analisi dei comportamenti.

Come è stato intercettato il traffico e chi riceve le informazioni

Per capire cosa uscisse dalle auto, i ricercatori hanno piazzato dentro ciascun veicolo un Raspberry Pi, un minicomputer che costa poche decine di euro, agganciato alla rete WiFi di bordo. Il traffico cellulare era un problema più complicato da gestire. La soluzione è stata costruire una tenda Faraday grande quanto un’automobile, cioè un involucro capace di bloccare i segnali radio, così da obbligare la macchina a passare soltanto dalla connessione WiFi sotto controllo del team.

Tra i destinatari dei dati di guida compaiono nomi come Adobe, LexisNexis e Amplitude. Si tratta di realtà che raccolgono dettagli sui veicoli e sulle abitudini al volante per poi rivenderli alle compagnie assicurative oppure per proporre pubblicità mirata. David Choffnes, responsabile del progetto, ha spiegato che la conclusione principale è che ci sono parecchi motivi per preoccuparsi.

Un elemento interessante riguarda i sistemi di infotainment. Le vetture con le soluzioni più evolute, soprattutto quelle basate su Android Automotive OS con i servizi Google, erano quelle che contattavano più domini esterni in assoluto. Secondo Choffnes la piattaforma software scelta dal costruttore pesa direttamente sulla quantità di informazioni che finiscono fuori. Il sistema di Google, per fare un esempio, contiene routine integrate pensate per comunicare sia con i server dell’azienda sia con soggetti terzi.

App companion, numero di telaio e reazioni dei costruttori

Nemmeno le app companion fanno una figura migliore. Sette applicazioni, ovvero HondaLink, Lincoln, MyNissan, myCadillac, myChevrolet, myBuick e myGMC, spedivano direttamente a reti pubblicitarie informazioni delicate come il numero di telaio (il cosiddetto VIN), il numero di telefono e la posizione esatta. Oltre il 70% delle app provate si collegava ad almeno cinque domini diversi dedicati a tracciamento e analisi.

La combinazione tra VIN e dati personali è forse l’aspetto più serio, perché consente ai data broker di creare profili molto dettagliati di ogni singolo automobilista, unendo l’identità fisica a quella digitale. Choffnes ha raccontato che la domanda di partenza era semplice: se le aziende online seguono le persone mentre navigano, possono farlo anche quando sono in macchina? La risposta trovata è affermativa. E le informazioni finiscono a società con cui gran parte dei consumatori non ha alcun rapporto e di cui spesso non ha mai sentito parlare.

Le risposte delle case automobilistiche sono state molto diverse tra loro. Alcune hanno difeso le proprie pratiche definendole conformi alla legge, altre hanno ammesso i problemi e pubblicato aggiornamenti software. Honda, messa davanti ai risultati della ricerca, ha chiesto al suo fornitore di analisi Amplitude di cancellare tutti i dati di posizione raccolti e ha modificato HondaLink perché smettesse di trasmettere la geolocalizzazione.

C’è poi un fattore che complica tutto. Quasi nessuno legge le informative sulla privacy prima di accettare le condizioni d’uso di un’auto connessa o della relativa app. Choffnes ne è consapevole e ritiene che da questa situazione non esca molta fiducia. Per recuperarla, a suo avviso, i costruttori dovrebbero puntare su una maggiore trasparenza e aiutare i clienti a evitare che vengano raccolte informazioni su di loro senza un consenso esplicito, soprattutto dopo un acquisto così costoso.

Fonte: TecnoAndroid

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