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Auto connesse, 19 su 21 inviano dati a terze parti: lo studio

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L’app dell’auto che milioni di automobilisti usano ogni giorno per gestire il sistema di infotainment potrebbe comportarsi come una vera e propria spia. È quanto emerge da un’indagine condotta da un gruppo di ricercatori della Northeastern University in collaborazione con Consumer Reports, che hanno messo sotto la lente veicoli commercializzati tra il 2022 e il 2025. I risultati lasciano poco spazio ai dubbi, perché dietro la comodità di aprire le portiere o controllare il navigatore dallo smartphone si nasconde un flusso di informazioni personali che finisce spesso nelle mani sbagliate.

Il campione analizzato era tutt’altro che piccolo. Gli esperti hanno esaminato 21 auto di 19 marche diverse e 30 applicazioni associate, rilevando collegamenti con società pubblicitarie e di tracciamento e prove concrete che alcune app condividevano dati personali sensibili. Una conferma ulteriore di quanto la tecnologia di bordo abbia un prezzo in termini di privacy, un prezzo che molti conducenti pagano senza nemmeno accorgersene.

Auto connesse trasformate in piattaforme di raccolta dati

I numeri raccontano bene la portata del fenomeno. Ben 19 vetture su 21 hanno contattato almeno una terza parte tramite rete WiFi, mentre 7 delle 30 applicazioni hanno trasmesso identificatori sensibili a soggetti legati al mondo della pubblicità e del tracciamento. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno monitorato il traffico di rete in diverse situazioni, con le auto ferme, in movimento e mentre venivano utilizzate attraverso le rispettive app.

Il quadro che ne è uscito è piuttosto chiaro. Secondo gli esperti le auto connesse diventavano “piattaforme di raccolta dati su ruote”, e sia i veicoli sia le applicazioni collegate si sono messi in contatto con domini di terze parti, compresi quelli associati alla pubblicità e al monitoraggio degli utenti.

Perché l’app dell’auto preoccupa davvero

Va detto che non c’è nulla di strano se una vettura dialoga con la propria casa madre. Un’auto connessa ha bisogno di un certo accesso alla rete per ricevere avvisi di sicurezza, far funzionare la navigazione, gestire l’account e programmare la manutenzione. Il punto critico è un altro, ovvero il comportamento dell’app dell’auto quando passa informazioni a soggetti esterni che con la guida non hanno niente a che fare.

Tra i principali destinatari dei dati relativi ai conducenti figurano nomi molto noti come Amazon, Google, Meta e Microsoft, aziende che già possiedono una quantità enorme di informazioni sulle persone. Finché le case automobilistiche non ridurranno la raccolta e non offriranno impostazioni chiare sulla riservatezza, opzioni di disattivazione efficaci e strumenti per la cancellazione, il consiglio degli esperti è considerare la vettura connessa e soprattutto la sua applicazione complementare come un ulteriore dispositivo delicato sul fronte della privacy.

Il rischio diventa evidente guardando al tipo di informazioni in gioco. Il numero di identificazione del veicolo, il cosiddetto VIN, può collegare un’auto specifica al suo proprietario. La posizione precisa invece è in grado di rivelare abitudini molto intime, come il luogo in cui una persona dorme, lavora, prega, cerca assistenza medica, passa il tempo con gli amici o viaggia. Se a tutto questo si aggiungono un indirizzo email o un nome, spiegano gli esperti, i dati possono essere agganciati con facilità ai profili dettagliati dei consumatori custoditi da inserzionisti e intermediari di dati.

Il tema della sicurezza a bordo, del resto, non riguarda solo la gestione delle informazioni da parte dei produttori. Ad agosto è stata scoperta una campagna malware che prendeva di mira proprio le autoradio.

Fonte: TecnoAndroid

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