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Negli Stati Uniti la ricerca sul cambiamento climatico si ritrova al centro di uno scontro che ha poco di accademico e parecchio di economico. Come spesso accade, certe tensioni vengono a galla quando in gioco ci sono i soldi. Il punto di partenza è il peso crescente che gli studi sul clima stanno acquisendo anche nelle aule dei tribunali, dove i numeri sulle emissioni possono trasformarsi in qualcosa di molto simile a una prova. E quando la scienza inizia a indicare responsabilità precise la faccenda smette di essere una discussione tra esperti e diventa un affare che tocca bilanci e interessi industriali.
Cosa misura l’attribuzione climatica
Per capire perché questo filone di ricerca stia creando tanto nervosismo bisogna guardare a come funziona. Esiste una disciplina specifica, l’attribuzione climatica, che si occupa di quantificare quanto il riscaldamento globale abbia contribuito a determinati eventi. Grazie a modelli matematici sempre più precisi gli scienziati oggi riescono a stimare il ruolo delle emissioni di gas serra in fenomeni estremi come ondate di calore, alluvioni e incendi. Non ci si limita quindi a dire che il pianeta si sta scaldando. L’obiettivo è dare una misura concreta del legame tra quelle emissioni e un singolo episodio meteorologico, con tutto ciò che ne consegue in termini di danni.
Il passaggio che cambia davvero le carte in tavola arriva subito dopo. In alcuni casi infatti queste analisi sono in grado di collegare una parte dei danni alle emissioni di singole aziende. È qui che il lavoro dei ricercatori esce dai laboratori e si avvicina pericolosamente ai fascicoli processuali. Un conto è parlare di responsabilità collettive, un altro è poter associare una quota di un disastro naturale a un nome preciso. Per molte delle realtà coinvolte, in particolare quelle legate ai combustibili fossili, la prospettiva diventa evidentemente un problema serio. Ed è proprio da questa preoccupazione che nasce la reazione che sta interessando il mondo universitario americano.
La pioggia di richieste sulle università americane
Gli studi di attribuzione sono diventati il bersaglio di una campagna sempre più fitta di richieste di accesso a documenti e comunicazioni private. Una pressione che non riguarda un singolo ateneo ma coinvolge numerose università degli Stati Uniti, a conferma di quanto il fenomeno sia ormai esteso. A far emergere la portata della vicenda è stata un’inchiesta che ha individuato almeno 30 richieste presentate a partire dal 2024 a 13 università pubbliche statunitensi.
Il contenuto di queste domande è piuttosto chiaro. Chi le ha inoltrate punta a ottenere email, informazioni sulle collaborazioni tra ricercatori e documenti relativi agli studi sull’attribuzione climatica. In pratica si chiede di aprire gli archivi e la corrispondenza di chi lavora proprio su quella disciplina che prova a quantificare il contributo del riscaldamento globale agli eventi estremi. Il fatto che il bersaglio siano gli atenei pubblici non è un dettaglio secondario, perché si tratta delle istituzioni che più di altre si trovano esposte a questo tipo di istanze. Il risultato è che la ricerca sul clima negli Stati Uniti si muove oggi sotto una lente di ingrandimento che va ben oltre la normale verifica scientifica, con almeno 30 richieste già depositate negli uffici di 13 università pubbliche dal 2024 a oggi.
Fonte: TecnoAndroid


