Quella che Albert Einstein definì con una certa inquietudine “azione spettrale a distanza” è stata appena osservata in una forma ancora più sorprendente. Un gruppo di fisici è riuscito per la prima volta a dimostrare l’entanglement (intreccio) nel movimento di atomi, provando che due atomi possono essere legati tra loro non solo nelle loro proprietà interne, ma addirittura nel modo in cui si muovono nello spazio. Un traguardo che apre scenari del tutto nuovi nella fisica fondamentale e che potrebbe rappresentare un passo decisivo verso la comprensione dei misteri della gravità quantistica.
Fino ad oggi, l’entanglement era stato osservato e sfruttato soprattutto a livello di proprietà intrinseche delle particelle: spin, polarizzazione, stati energetici. Roba già di per sé affascinante, che ha permesso progressi enormi nel campo del calcolo quantistico e delle comunicazioni sicure. Ma legare due atomi nel loro moto fisico, nel loro spostamento reale attraverso lo spazio, era qualcosa che nessuno era ancora riuscito a fare in laboratorio. Ed è esattamente quello che questo esperimento ha dimostrato.
Perché l’entanglement nel movimento degli atomi è così importante
La questione non è puramente accademica. Quando si parla di entanglement applicato al movimento, si entra in un territorio che tocca direttamente il rapporto tra meccanica quantistica e relatività generale. Due teorie che funzionano benissimo ciascuna nel proprio ambito, ma che da decenni i fisici faticano a riconciliare. Il movimento degli oggetti nello spazio è governato dalla gravità, e la gravità è il dominio della relatività di Einstein. Riuscire a osservare effetti quantistici proprio lì, nel moto spaziale degli atomi, significa avere a disposizione uno strumento nuovo per indagare quella zona grigia dove le due teorie si incontrano e, spesso, si contraddicono.
Non si tratta di un esperimento mentale né di una simulazione al computer. Stiamo parlando di atomi reali, in un laboratorio reale, che hanno mostrato correlazioni quantistiche nel loro movimento effettivo. È il tipo di risultato che sulla carta sembra un dettaglio tecnico, ma che nella pratica può cambiare il modo in cui la comunità scientifica affronta problemi aperti da quasi un secolo.