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Artemis II, la Luna è colorata: il report Nasa svela verde e blu

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La Luna vista dalla Terra sembra un mondo grigio, fatto di grandi pianure scure e zone più chiare punteggiate di crateri. Eppure le cose stanno diversamente, e a raccontarlo sono stati i quattro astronauti della missione Artemis II, protagonisti del sorvolo lunare del 6 aprile 2026 seguito in diretta in tutto il mondo. Quelle osservazioni sono ora confluite in un report scientifico preliminare pubblicato dalla Nasa il 7 ottobre, che mette nero su bianco ciò che aveva già colpito durante il viaggio nello spazio profondo. La Luna, a guardarla da vicino, è colorata.

L’equipaggio ha descritto sfumature di grigio, nero, marrone, beige, bianco, verde e blu, spesso così delicate da sfuggire alle fotografie tradizionali. Christina Koch ha parlato di un satellite dal colorito giallastro, simile a una guancia segnata dall’ittero, mentre i suoi compagni hanno notato contrasti cromatici molto marcati in alcune regioni. Questo «tenue arcobaleno» non è solo un dettaglio suggestivo, perché offre indizi preziosi sulle rocce e sui materiali che compongono il suolo lunare e sulla sua storia geologica.

Dai colori di Aristarco ai lampi degli impatti

Tra le aree che hanno attirato più attenzione c’è l’altopiano di Aristarco, dove gli astronauti hanno colto toni verdastri e giallastri in netto contrasto con i marroni e i grigi delle pianure vulcaniche vicine. Differenze del genere potrebbero indicare composizioni diverse e testimoniare fasi distinte dell’attività vulcanica del satellite. In linea generale le tinte blu sono associate a rocce vulcaniche ricche di titanio, mentre le variazioni di marrone dipendono dalla presenza di ferro. Il verde invece potrebbe derivare anche da vetri naturali, minuscole particelle che nascono quando la roccia fusa si raffredda tanto in fretta da non riuscire a cristallizzare. Sulla Luna possono avere origine vulcanica oppure formarsi per il calore sprigionato dagli impatti degli asteroidi.

Proprio gli impatti sono stati protagonisti di un’altra osservazione curiosa. Durante il passaggio dietro il satellite, quando le comunicazioni con la Terra erano interrotte e la Luna oscurava il Sole, la superficie si trovava in un buio ideale per distinguere fenomeni debolissimi, mai visti prima a occhio nudo. In quelle condizioni l’equipaggio di Artemis II ha segnalato cinque lampi luminosi, piccoli puntini di luce in corrispondenza di altrettanti impatti. Dalla loro intensità gli scienziati hanno stimato che le rocce coinvolte non superassero pochi centimetri di diametro. Senza un’atmosfera significativa capace di frenarli e disintegrarli, come accade a molti meteoroidi diretti verso la Terra, anche frammenti piccoli arrivano al suolo a velocità elevate. Capire quanto spesso avvengono questi impatti serve a comprendere come cambia la superficie lunare, ma anche a valutare i rischi per le future missioni con equipaggio, soprattutto quando sul satellite sorgeranno infrastrutture permanenti.

Un’eclissi lunghissima e le ombre del terminatore

La lunga eclissi vissuta dalla capsula Orion ha regalato un’occasione rara. Mentre il disco lunare nascondeva il Sole, gli astronauti hanno potuto descrivere la corona solare, la tenue luce generata dalla luce solare diffusa dalla polvere interplanetaria e diversi oggetti celesti tra stelle e pianeti. Da quella posizione l’occultamento è durato quasi un’ora, molto più di un’eclissi totale osservata da un punto della superficie terrestre, e il buio ha fatto emergere dettagli normalmente sopraffatti dalla luminosità del Sole e del suolo lunare.

Ampio spazio è dedicato anche al cosiddetto terminatore, il confine tra la parte illuminata e quella in ombra. Qui la luce radente esalta crateri, creste, avvallamenti e dislivelli, disegnando ombre lunghe che rendono più leggibile la morfologia del terreno. Crateri profondi chilometri e vette altrettanto alte sono apparsi con chiarezza lungo il bordo luminoso, in particolare durante l’eclissi totale con la Luna retroilluminata. «Non ci posso credere» ha esclamato Koch, specialista di missione. «Si possono davvero vedere le montagne…». Osservazioni come queste torneranno utili quando le missioni Artemis porteranno esseri umani nelle regioni polari, dove l’illuminazione estrema può stravolgere l’aspetto di una stessa formazione geologica.

Intanto l’agenzia spaziale americana ha reso disponibili oltre 800 gigabyte di dati scientifici, con circa 12 mila immagini e video ad alta risoluzione, circa otto ore e mezza di registrazioni audio degli astronauti, immagini annotate e materiali di accompagnamento. Tutto è consultabile nell’archivio scientifico della Nasa, a disposizione dei ricercatori che vogliono riesaminare le osservazioni e del pubblico che desidera ascoltare le voci dell’equipaggio e sfogliare le straordinarie fotografie del paesaggio lunare.

Fonte: TecnoAndroid

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