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Il Giappone punta dritto alle lune di Marte con una missione che potrebbe entrare nella storia dell’esplorazione spaziale. Si chiama Martian Moons eXploration, per tutti semplicemente MMX, e il lancio è previsto per lunedì pomeriggio dal Tanegashima Space Center. A guidarla c’è la JAXA, l’agenzia spaziale giapponese, con il contributo della NASA. Il traguardo è di quelli ambiziosi perché si tratterebbe della prima missione capace di arrivare fino a Marte e poi fare ritorno.
Non si tratta solo di studiare da vicino Deimos e Phobos, i due piccoli satelliti del Pianeta Rosso. Le due agenzie vogliono infatti riportare sulla Terra dei campioni prelevati dalla superficie di Phobos. La JAXA ha predisposto una diretta streaming per seguire il decollo, fissato alle 15:41 ora della costa orientale degli Stati Uniti. Secondo Nicky Fox, amministratrice associata del Science Mission Directorate della NASA, i campioni di MMX porteranno una scienza capace di cambiare paradigma sul sistema marziano per le generazioni a venire, soprattutto ora che l’agenzia americana si prepara a mandare i primi esseri umani su Marte.
Il mistero delle lune marziane
Studiare questi corpi celesti potrebbe aiutare a capire meglio come si è formata la Terra e perché il Sistema solare ha l’aspetto attuale. Molti scienziati ritengono che la nostra Luna sia nata molto tempo fa dopo l’impatto di uno o più oggetti veloci provenienti dallo spazio contro il pianeta. I frammenti staccati sarebbero rimasti intrappolati in orbita e la gravità, col tempo, li avrebbe aggregati fino a dare forma al satellite che conosciamo. Resta comunque una teoria.
Ipotesi simili riguardano anche l’origine di Deimos e Phobos. Le due lune, grandi più o meno come asteroidi, potrebbero essersi formate in seguito a una collisione, proprio come si pensa sia accaduto alla Luna terrestre. Oppure potrebbero essere asteroidi veri e propri catturati dalla gravità di Marte. Osservarle da vicino e analizzarne i frammenti in laboratorio dovrebbe consentire di chiarire finalmente la questione. Tom Statler, dirigente e scienziato del programma MMX presso il quartier generale della NASA, ha spiegato che la risposta aiuterà a far luce su quell’epoca remota in cui la Terra e gli altri pianeti interni potrebbero aver acquisito gran parte della loro acqua e dei loro composti organici.
Più dati sulle altre lune significano insomma una comprensione più profonda di come si sono formati i corpi celesti quando il Sistema solare era giovane. Le ricerche permetteranno anche di approfondire la conoscenza della superficie marziana e di come l’ambiente del pianeta sia cambiato nel corso di ere lunghissime. La NASA fornisce lo spettrografo Megane (Mars moon Exploration with Gamma rays and Neutrons) per analizzare la superficie di Phobos e il campionatore pneumatico, una dimostrazione tecnologica che si occuperà materialmente della raccolta. L’agenzia americana offrirà inoltre supporto per comunicazioni e navigazione attraverso la sua Deep Space Network.
Un lungo viaggio di ritorno
La missione servirà anche a mettere alla prova tecnologie che un giorno potrebbero portare gli esseri umani su Marte. Raggiungere il pianeta e tornare indietro, usare la robotica per prelevare materiale dalla superficie di Phobos e affidarsi per tutto il tempo alle comunicazioni nello spazio profondo insegnerà parecchio a NASA e JAXA su cosa serve per un viaggio di andata e ritorno riuscito.
Se tutto filerà liscio, la missione durerà cinque anni. L’arrivo della sonda MMX nei pressi di Marte è previsto ad agosto 2027, la partenza a novembre 2030 e il rientro sulla Terra a luglio 2031. Anche in caso di successo, però, non è detto che il primato spetti al Giappone. La missione cinese Tianwen 3, incaricata di riportare campioni da Marte, dovrebbe partire nel 2028 con rientro fissato anch’esso al 2031. Nel 2020 la sonda Osiris Rex della NASA aveva prelevato campioni dall’asteroide Bennu, consegnandoli sulla Terra nel 2023.
Fonte: TecnoAndroid


