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Artemis 3, tre razzi e quattro astronauti: la prova generale NASA

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La NASA continua a puntare con decisione sul programma Artemis e, dopo aver rimesso mano ai piani futuri accelerandone i tempi, ha scelto di svelare qualche dettaglio in più su Artemis 3. Si tratta della terza missione della serie, quella che vedrà tra i protagonisti anche l’astronauta italiano Luca Parmitano, e che avrà un ruolo tutt’altro che secondario. Sarà infatti il vero banco di prova in vista del successivo allunaggio, una sorta di prova generale da cui dipenderà buona parte di ciò che verrà dopo.

Il quadro che emerge è quello di un’operazione articolata, con tre razzi e quattro astronauti coinvolti. Non un semplice lancio quindi, ma una sequenza di passaggi che dovranno incastrarsi alla perfezione. E proprio qui sta il cuore della questione, perché la missione serve soprattutto a verificare che tutto il sistema regga quando i pezzi del puzzle arrivano da mani diverse.

Perché Artemis 3 è un passaggio obbligato

Riportare esseri umani sulla superficie lunare è un’impresa di una complessità enorme, e la NASA lo sa bene. Prima di far scendere di nuovo gli astronauti sul suolo del nostro satellite, bisognerà dimostrare una cosa piuttosto delicata: che veicoli costruiti da aziende diverse siano in grado di incontrarsi nello spazio, agganciarsi e lavorare insieme in totale sicurezza. Detto così sembra quasi semplice. In realtà significa far dialogare tecnologie, progetti e filosofie industriali che finora hanno seguito ciascuna la propria strada.

Fino a questo momento, infatti, i principali partner del programma si sono concentrati soprattutto sullo sviluppo dei propri mezzi. Ognuno ha lavorato sul suo pezzo, com’è naturale in una fase iniziale. Ora però lo sguardo si sposta in avanti, verso il passo successivo, quello in cui questi sistemi dovranno smettere di essere progetti separati e iniziare a funzionare come un’unica macchina. Ed è esattamente questo il compito affidato ad Artemis 3, che diventa così la missione chiamata a trasformare il lavoro dei singoli in una vera collaborazione operativa. Per l’agenzia americana è un punto di svolta. Senza la certezza che l’incontro e l’aggancio tra mezzi diversi avvengano senza intoppi, l’allunaggio vero e proprio resterebbe un obiettivo difficile da raggiungere. Meglio quindi mettere alla prova ogni dettaglio prima, in una missione pensata apposta per questo.

Tre lanci in circa due settimane

Il piano messo a punto dalla NASA prevede tre lanci con altrettanti razzi pesanti, concentrati nell’arco di circa due settimane. Una tabella di marcia serrata, che lascia poco spazio agli imprevisti e richiede un coordinamento molto stretto tra tutti i soggetti coinvolti. Ogni partenza dovrà inserirsi nella sequenza al momento giusto, perché il successo dell’insieme dipende dalla riuscita di ciascuna fase.

A spartirsi il lavoro saranno tre protagonisti. Da una parte Blue Origin, dall’altra SpaceX, e accanto a loro la stessa agenzia spaziale americana, che oltre a guidare il programma partecipa direttamente con un proprio lancio. Una formazione che riassume bene la direzione presa dall’esplorazione lunare, dove l’ente pubblico e le aziende private si trovano a condividere responsabilità e obiettivi. Proprio la presenza di attori diversi rende la missione così significativa. Tre razzi, tre realtà differenti e una manciata di giorni per far funzionare tutto insieme: è su questa combinazione che la NASA ha deciso di costruire la terza tappa del programma Artemis, con quattro astronauti a bordo e con Luca Parmitano tra i nomi chiamati a prendervi parte.

Fonte: TecnoAndroid

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