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Ariane 6, l’ESA congela il Block 3: perché i conti non tornano

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Le ambizioni di potenziamento di Ariane 6 si fermano qui, almeno per ora. L’Agenzia Spaziale Europea ha messo da parte gli aggiornamenti previsti per il razzo, quelli raccolti sotto l’etichetta Block 3, e la decisione racconta parecchio dello stato di salute finanziaria del programma. Il vettore, nei due anni trascorsi dal debutto ampiamente riuscito, ha portato a termine otto missioni, tutte arrivate in orbita senza intoppi. Un risultato non scontato, considerando che i concorrenti americani più simili, New Glenn di Blue Origin e Vulcan di United Launch Alliance, hanno attraversato fasi di rodaggio decisamente più accidentate.

Il lanciatore europeo, grande e a perdere, può portare oltre 20 tonnellate in orbita bassa terrestre. Sul piano tecnico, insomma, poco da recriminare. Il problema arriva quando si guardano i conti. Il cuore dell’evoluzione Block 3 avrebbe dovuto essere lo stadio superiore leggero ICARUS, costruito con strutture in composito di carbonio, pensato per spingere più in alto le prestazioni del razzo. Quello stadio, adesso, resta sulla carta. E la rinuncia ha conseguenze concrete su alcune missioni scientifiche europee, compresa una sonda diretta verso Encelado, la luna ghiacciata di Saturno.

Quanto costa davvero ogni lancio di Ariane 6

Arianespace non ha mai comunicato pubblicamente il prezzo di un volo, ma la cifra dovrebbe collocarsi tra 80 e 100 milioni di euro. Il razzo ha una buona base di clienti europei e un committente americano di peso, Amazon, che ha firmato per 18 lanci destinati a mettere in orbita la costellazione Amazon Leo. Tre voli per Amazon sono già stati completati, tutti quest’anno.

Sembrerebbe un successo commerciale pieno. Solo che l’Europa, su ognuna di quelle missioni private, con ogni probabilità ci rimette. Lo sviluppo del vettore e della base di lancio nella Guiana francese è costato circa 3,6 miliardi di euro, e la spesa non si è fermata lì. Il direttore generale dell’ESA, Josef Aschbacher, ha confermato pubblicamente che, con nove voli l’anno, i governi che finanziano l’agenzia dovranno continuare a sussidiare ogni lancio con una cifra compresa tra 32 e 38 milioni di euro. Sommando l’ammortamento dei costi di sviluppo al sussidio corrente, i contribuenti europei mettono oltre 100 milioni di euro su ciascun volo prima ancora che il cliente paghi un centesimo all’operatore.

La partita vera si gioca sulla cadenza di lancio

Il fatto che i ministri europei abbiano frenato sugli aggiornamenti può essere letto come un segnale di insofferenza crescente verso i costi del programma. Perché Ariane 6, va detto, ha fatto il lavoro per cui era stato pensato: ha garantito al continente un accesso autonomo all’orbita per i satelliti più delicati proprio nel momento in cui la guerra in Ucraina ha chiuso la porta ai razzi russi, riducendo anche la dipendenza dai lanciatori di SpaceX.

L’obiettivo attuale è arrivare a nove o dieci voli l’anno. A giugno Aschbacher ha detto che l’Europa è in linea per raggiungere la capacità di dieci lanci nel corso del prossimo anno, centrando il bersaglio fissato per Arianespace, e ha aggiunto che l’agenzia sta valutando scenari per salire a 12, 15 o addirittura 20 missioni annuali. Trattandosi di un vettore non riutilizzabile, però, ogni aumento di cadenza significa produrre più di tutto. Motori a propellente solido, propulsori del primo stadio, stadi superiori, ogive.

Aschbacher ha detto di sperare in una risposta chiara dai ministri entro la fine di quest’anno sui piani di aumento della produzione. La domanda non è banale, perché servirebbero investimenti in stabilimenti e logistica, e vale la pena farli soltanto se la domanda commerciale in crescita giustifica lo sforzo. Il paradosso è che quella domanda si attrae tenendo bassi i prezzi, cioè aumentando i sussidi.

C’è un’alternativa sul tavolo, ed è dirottare quelle risorse verso la prossima generazione di razzi Ariane, con almeno una riutilizzabilità parziale, capace di reggere il confronto con la crescente flotta di vettori riutilizzabili di Stati Uniti e Cina. La scelta dei ministri sulla capacità produttiva, attesa entro fine anno, dirà molto su come viene immaginato il futuro a lungo termine di Ariane 6.

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