Alla Duke University hanno tirato fuori una creatura meccanica che fa storcere il naso e spalancare gli occhi allo stesso tempo. Si chiama Argus, ed è un robot sferico dotato di venti gambe telescopiche e di sensori sparsi un po’ ovunque sulla superficie. Niente a che vedere con i classici cani robotici a quattro zampe o con gli umanoidi che ormai vediamo girare nei video promozionali delle grandi aziende tecnologiche. Qui parliamo di qualcosa di diverso, quasi inquietante a guardarlo, e proprio per questo affascinante.
Il nome non è casuale. Nella mitologia greca Argo Panopte era il gigante dai cento occhi, una figura che osservava tutto senza mai chiudere completamente lo sguardo. E in effetti questo robot a 20 gambe richiama proprio quell’immagine, con la sua superficie costellata di punti sensibili che gli permettono di percepire l’ambiente circostante da ogni angolazione. C’è chi lo ha già paragonato a certe descrizioni bibliche, quelle creature angeliche piene di occhi che dovrebbero ispirare timore reverenziale. Esagerazioni a parte, l’effetto visivo è davvero particolare.
Come si muove e perché conta davvero
La vera novità di Argus sta nel modo in cui si sposta. Le venti gambe telescopiche escono e rientrano dalla struttura sferica a seconda del terreno, permettendo al robot di adattarsi a superfici irregolari, pendenze, ostacoli che metterebbero in crisi una macchina tradizionale. In pratica può rotolare, camminare, arrampicarsi, cambiando approccio in base a quello che si trova davanti. Una flessibilità di movimento che pochi altri robot riescono a garantire.
Il design sferico non è solo una scelta estetica per stupire. La forma rotonda distribuisce il peso in maniera uniforme e dà al robot una stabilità che gli permette di rialzarsi anche dopo una caduta, cosa tutt’altro che scontata nel mondo della robotica. Gli umanoidi, per intenderci, se cadono spesso restano lì impalati. Argus invece sembra fatto apposta per cavarsela in situazioni difficili, dove il terreno è imprevedibile e nessuno è lì a raddrizzarlo.
I ricercatori della Duke University hanno lavorato proprio su questo aspetto, immaginando applicazioni che vanno ben oltre la curiosità da laboratorio. Un robot capace di muoversi ovunque, su qualsiasi superficie, potrebbe rivelarsi utile in scenari di emergenza, esplorazioni in ambienti ostili, situazioni in cui mandare un essere umano sarebbe troppo rischioso. Pensiamo a zone disastrate dopo un terremoto, a terreni instabili, a luoghi che richiedono occhi e gambe ma non un operatore in carne e ossa.