L’archivio ICS rischia di sparire, e con lui una fetta enorme della memoria videoludica europea. La notizia arriva dalla Germania, dove l’Internationale Computerspielesammlung, questo il nome per esteso, è ormai destinata a chiudere i battenti dopo che i finanziamenti pubblici che la tenevano in piedi sono venuti meno. Un colpo pesante, se si pensa a cosa contiene questo archivio dei videogiochi.
Stiamo parlando di un progetto gigantesco, con oltre 60.000 giochi catalogati al suo interno. L’idea era ambiziosa fin dall’inizio, costruire uno dei più grandi archivi accessibili al pubblico dedicati interamente ai videogiochi. Poi però sono arrivati i problemi economici, e come spesso capita è tutta una questione di soldi. O meglio, della loro assenza. A fine aprile è scaduto il pacchetto di circa 1,5 milioni di euro in fondi pubblici, e il governo federale ha deciso di non rinnovarlo.
Una chiusura decisa senza troppe discussioni
Quello che colpisce è la rapidità con cui si è arrivati alla decisione. Non c’è stato un lungo dibattito su come salvare il salvabile, anzi. Gli azionisti del progetto hanno votato all’unanimità per la chiusura, senza mezze misure. E adesso la domanda che si fanno un po’ tutti riguarda il futuro del database condiviso e di tutta l’infrastruttura tecnica che lo faceva funzionare. Qualche risposta, per fortuna, è già arrivata.
I materiali fisici, per esempio, resteranno presso gli enti che ne detengono la proprietà. Su tutto il resto, però, il silenzio è quasi totale. La collezione era nata nel 2012, frutto della collaborazione tra diverse realtà del settore. Tra queste c’erano USK, il Computerspielemuseum di Berlino, l’associazione di categoria Game e l’Università di Potsdam. Un lavoro di squadra durato anni.
Cosa conteneva davvero l’archivio
Vale la pena soffermarsi su cosa custodiva questo archivio ICS, perché la varietà è impressionante. Giochi su cartucce, floppy disk, CD, DVD e Blu-ray, ma non solo. C’erano anche manuali, confezioni originali e persino hardware d’epoca. In pratica un pezzo di storia tangibile della cultura videoludica.
E poi c’era la parte digitale. Un catalogo online corposo, lanciato nell’aprile del 2019, che rappresentava una risorsa preziosa per chi si occupava di ricerca, di cultura o semplicemente voleva preservare la memoria digitale di un intero settore. Uno strumento che, in mano a studiosi e appassionati, valeva oro.
Con la fine dell’ICS l’accesso ordinato a questa parte di storia dei videogiochi diventa molto più complicato. Al momento non è dato sapere quale sarà il destino preciso di tutto il materiale conservato, e restano parecchi punti interrogativi sulle sorti della collezione e del suo patrimonio online.