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Le memorie cinesi CXMT potrebbero finire dentro alcuni iPhone e Mac, e la cosa non è affatto banale. Apple starebbe valutando questa strada per far fronte a una situazione che ormai conoscono un po’ tutti nel settore, quella dei prezzi delle memorie che continuano a salire senza sosta. Dietro c’è la corsa all’intelligenza artificiale, che sta divorando quantità enormi di chip di memoria e sta spingendo i costi verso l’alto in una dinamica che sembra difficile da fermare.
A quanto pare Cupertino avrebbe già messo alla prova i chip di CXMT su diverse categorie di prodotto. Non solo test, però. Sarebbero partiti anche i primi colloqui con l’azienda cinese per arrivare a un contratto di fornitura vero e proprio. L’idea, almeno all’inizio, non riguarderebbe tutta la produzione globale. Il piano sarebbe più circoscritto, ossia usare queste memorie soltanto sui dispositivi destinati al mercato cinese. Una mossa prudente, insomma, per non stravolgere l’intera catena di approvvigionamento.
Il nodo politico e le limitazioni tecniche
C’è un dettaglio che complica parecchio le cose. Prima di muoversi davvero, Apple vorrebbe ottenere il via libera politico dalla Casa Bianca. Il motivo è semplice, evitare attriti con Washington su un tema tutt’altro che neutro. CXMT infatti è finita nell’elenco del Pentagono tra le aziende considerate legate all’apparato militare cinese. E questo cambia tutto, perché le norme statunitensi vietano alle società americane di trasferire tecnologia a realtà di quel tipo.
Qui nasce il problema concreto per Cupertino. Di solito Apple lavora fianco a fianco con i propri fornitori per adattare i componenti alle esigenze specifiche dei suoi prodotti, personalizzando ogni pezzo in base al progetto. Con CXMT questa collaborazione stretta sarebbe fortemente limitata proprio a causa delle restrizioni sul trasferimento di tecnologia. Tradotto, l’azienda si troverebbe a lavorare con un margine di manovra molto più stretto rispetto a quello a cui è abituata con gli altri partner.
Il tema resta delicato e va inquadrato nel contesto più ampio della crisi dei chip. Da un lato Apple deve tenere sotto controllo i costi, che con l’esplosione della domanda legata all’intelligenza artificiale rischiano di pesare sempre di più sui bilanci. Dall’altro c’è la questione geopolitica, con gli Stati Uniti che tengono d’occhio ogni movimento verso fornitori cinesi finiti nel mirino del Pentagono. Un equilibrio tutt’altro che facile da gestire, soprattutto per un colosso che vende in mezzo mondo e che non può permettersi passi falsi né sul fronte industriale né su quello politico.
Al momento si parla comunque di trattative in fase preliminare. Nulla di definitivo, quindi, ma il fatto stesso che Cupertino stia esplorando questa possibilità dice molto su quanto la pressione sui prezzi delle memorie stia diventando pesante per l’intero comparto tecnologico. Le memorie sono un componente critico, presente in ogni iPhone e in ogni Mac, e trovarle a condizioni sostenibili è diventato un problema che tocca da vicino anche chi, come Apple, ha spalle molto larghe.









