Le sorprese più interessanti della nuova IA di Apple non arrivano da Siri, almeno per chi vive in Europa, ma da due app che spesso passano in secondo piano. Parliamo di Safari e dell’app Contraseñas, quella dedicata alle password, che con i prossimi sistemi operativi diventano protagoniste di funzioni davvero pratiche. A quasi due settimane dalla WWDC26, mentre la delusione per l’assenza momentanea di Siri AI nel Vecchio Continente comincia a sbiadire, ci si accorge che le altre novità in arrivo hanno parecchio da offrire.
Con iOS 27, iPadOS 27 e macOS 27 Golden Gate arrivano diversi modelli di IA agentica. Quel tipo di intelligenza artificiale che lavora in sottofondo per togliere lavoro all’utente. Sono funzioni ancora acerbe, su questo non ci sono dubbi, ma il potenziale è enorme. E almeno queste, a differenza di Siri, sbarcheranno anche da noi.
La nota dolente: solo per chi ha Apple Intelligence
C’è un dettaglio da mettere subito in chiaro. Soltanto i dispositivi compatibili con Apple Intelligence potranno usare queste funzioni. Avere il software aggiornato non basta, serve l’hardware giusto. Tra gli iPhone supportati ci sono iPhone 15 Pro e Pro Max, l’intera gamma iPhone 16 compreso iPhone 16e, la serie iPhone 17 con il modello iPhone 17e, e iPhone Air. Lato iPad sono coinvolti iPad mini con A17 Pro, gli iPad Air dal chip M1 in poi e gli iPad Pro a partire da M1. Sul fronte Mac la lista è lunga e abbraccia praticamente tutta la famiglia con Apple Silicon, dai vari iMac e Mac mini fino ai MacBook Air e MacBook Pro con chip da M1 a M5, passando per Mac Studio, Mac Pro e il nuovo MacBook Neo con A18 Pro.
Un solo pulsante per cambiare tutte le password
La prima funzione che colpisce riguarda proprio le password. Da iOS 18 l’app dedicata sa già scansionare le credenziali e segnalare quelle vulnerabili, magari finite in qualche fuga di dati, troppo semplici oppure rimaste uguali per troppo tempo. La novità è che adesso basterà toccare un pulsante per cambiarne una, alcune o tutte in un colpo solo. L’IA lavora dietro le quinte, senza costringere a entrare uno per uno nei siti e nelle app, e genera in automatico una nuova password casuale e sicura che resta salvata nell’app stessa.
C’è un però. Non tutti i siti supportano questa funzione, perché serve un’API apposita. La buona notizia è che gli account Google e altre piattaforme importanti la accettano già.
Safari avvisa quando qualcosa cambia
Capita di aspettare che un prodotto torni disponibile online, oppure che scenda di prezzo. O magari di voler sapere quando esce un nuovo articolo su un sito che si segue. Situazioni in cui tocca ricaricare la pagina di continuo. Su questo interviene Safari con una funzione chiamata Notify me, tradotta come Notificami su macOS 27 e Ricevi notifiche su iOS 27 e iPadOS 27.
Anche qui entra in gioco un’IA agentica che fa la guardia al posto dell’utente. Resta in sottofondo a ricaricare una pagina e, appena nota le modifiche che interessano, manda l’avviso. La funzione si trova tra le opzioni di lettura di Safari e per attivarla basta descrivere a parole, in linguaggio naturale, cosa si vuole tenere d’occhio. In basso si sceglie la frequenza dei controlli. Niente monitoraggio continuo, purtroppo, ma si può impostare ogni giorno, ogni settimana o a giorni alterni. Bello sapere che Safari può anche restare chiuso, perché la scansione avviene in background. L’unica condizione è tenere acceso il dispositivo per ricevere la notifica.
Estensioni personalizzate create con le parole
Le estensioni sono da anni il tallone d’Achille di Safari rispetto a browser come Chrome. Apple prova a colmare il divario con una funzione che permette di crearne una partendo da una descrizione, scritta sempre in linguaggio naturale. L’idea è furba perché abbatte una delle barriere più alte per gli utenti normali. Fino a oggi bisognava cercare un’estensione già pronta, installarla e sperare che continuasse a ricevere aggiornamenti. Adesso ognuno potrà costruirsi piccoli strumenti su misura. Apple ha mostrato l’esempio di un’estensione per salvare e dare voti alle ricette, ma le possibilità sembrano ben più ampie.
Il bello è che non serve saper programmare. Safari interpreta la descrizione, genera l’estensione e la aggiunge al browser, sempre dallo stesso pulsante delle opzioni di lettura. Una volta creata, si comporta come qualsiasi altra estensione e può essere attivata, disattivata o eliminata dalle impostazioni. Apple assicura inoltre che il codice generato può essere controllato prima dell’installazione, così l’utente può verificarne trasparenza e sicurezza.