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Il nuovo Apple HomePod mini 2 arriva con diversi miglioramenti rispetto alla prima generazione, ma a catturare l’attenzione è soprattutto il prezzo di listino. Come già successo con Apple TV 4K, anche il piccolo speaker di Cupertino riaccende il dibattito sui costi, perché il rincaro rispetto al modello precedente tocca il 70,7%. Una cifra che pesa e che inevitabilmente spinge a chiedersi se le novità introdotte bastino davvero a giustificare un salto del genere.
Il quadro generale non aiuta. La crisi dei chip continua a gravare su tutta la filiera produttiva e una parte consistente di questo peso finisce per scaricarsi sui consumatori finali. È un meccanismo ormai noto a chi segue il mercato dell’elettronica, eppure trovarselo davanti su un prodotto come HomePod mini 2 fa un certo effetto. Parliamo di un dispositivo nato per essere accessibile, quasi una porta d’ingresso nell’ecosistema domestico di Apple, e vederne il costo crescere di oltre due terzi rende la pillola parecchio difficile da mandare giù.
Dal primo HomePod mini al nuovo modello
Per capire il senso di questa seconda generazione conviene fare un passo indietro. Il primo HomePod mini è arrivato in Italia cinque anni fa e ha avuto un ruolo preciso, quello di portare l’assistente di Cupertino dentro le nostre case. Le funzioni erano chiare e piuttosto concrete. Ascoltare musica, seguire i podcast, gestire la smart home interagendo con il piccolo altoparlante completamente a mani libere, usando soltanto la voce.
Proprio la voce è sempre stata il cuore dell’esperienza. Nessuno schermo da toccare, nessuna app da aprire ogni volta, solo una richiesta pronunciata ad alta voce e una risposta immediata. Un approccio semplice che ha reso lo speaker compatto una presenza discreta in salotto, in cucina o in camera da letto.
Il nuovo HomePod mini 2 non stravolge questa impostazione. La filosofia di fondo resta esattamente la stessa e il dispositivo continua a puntare sull’interazione vocale come strumento principale per controllare musica, contenuti audio e accessori domestici connessi. Chi conosce il modello originale si ritroverà praticamente a casa, almeno per quanto riguarda il modo di usarlo ogni giorno.
Siri e l’intelligenza artificiale, ma non in Europa
L’elemento che unisce le due generazioni è Siri. Con il nuovo speaker l’assistente di Apple si presenta nella sua versione più aggiornata, arricchita dalle più recenti funzionalità basate sull’intelligenza artificiale. Sulla carta si tratta di un miglioramento significativo, probabilmente il più rilevante tra quelli introdotti con questa nuova versione dell’altoparlante.
Qui però arriva il punto dolente per chi vive nel nostro continente. Le nuove capacità di Siri legate all’AI restano infatti precluse ai consumatori europei, almeno per il momento. Significa che una delle novità più interessanti del prodotto non sarà disponibile da subito per gli utenti italiani, che si troveranno comunque a fare i conti con il listino più alto.
È proprio questo intreccio a rendere il discorso più delicato. Da una parte un aumento del 70,7% rispetto al modello precedente, dall’altra un pacchetto di funzioni avanzate che in Europa non è ancora fruibile. Il risultato è che per il pubblico europeo il confronto tra HomePod mini 2 e la prima generazione si gioca soprattutto sugli altri miglioramenti introdotti, mentre la parte legata all’assistente potenziato dall’AI resta per ora fuori portata.
Fonte: TecnoAndroid


