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Lo scontro tra Apple ed Epic Games sulle commissioni dell’App Store si sposta di nuovo in aula, e stavolta il terreno di battaglia sono le carte. La software house accusa il colosso di Cupertino di rallentare il procedimento perché non avrebbe ancora consegnato tutti i documenti richiesti dal giudice per capire come siano state decise le nuove tariffe. Apple respinge le accuse e sostiene di aver già rispettato gli obblighi iniziali. Le due posizioni sono state messe per iscritto in un documento congiunto depositato il 9 ottobre presso il tribunale federale della California.
La vicenda delle commissioni va avanti ormai da anni. Nel 2024 Apple aveva introdotto una quota del 27% anche sugli acquisti effettuati fuori dallo store tramite link inseriti dagli sviluppatori nelle loro app. Una mossa arrivata dopo che il tribunale l’aveva obbligata ad aprire ai sistemi di pagamento alternativi negli Stati Uniti. Lo scorso agosto l’azienda ha proposto di ridurre il prelievo portandolo tra il 5% e il 15%, e ora le nuove tariffe sono al vaglio dei giudici. In parallelo Apple si è rivolta alla Corte Suprema per ottenere l’annullamento della decisione che l’ha riconosciuta responsabile di oltraggio alla corte per non aver rispettato una precedente ingiunzione.
Il nodo dei documenti interni e dei dirigenti coinvolti
Secondo Epic Games la società di Cupertino avrebbe dovuto consegnare entro il 24 agosto tutti i documenti interni legati alla definizione delle nuove commissioni. A quasi due mesi da quella scadenza ne sarebbero arrivati appena 55, di cui 16 con alcune parti oscurate e quattro duplicati o praticamente identici. Epic contesta anche gli oltre 1.800 documenti forniti ad agosto e usati soprattutto dai consulenti tecnici, perché da quel materiale non emergerebbe chi abbia scelto le nuove percentuali né su quali basi.
La versione di Apple è molto diversa. A fissare le nuove tariffe sarebbero stati soltanto quattro dirigenti, cioè Tim Cook, Eddy Cue, Kevan Parekh e Carson Oliver, nel corso di alcuni incontri e sulla base delle analisi di esperti esterni. Epic però non ci sta e sostiene che alla decisione abbiano partecipato anche altri team dell’azienda, compresi quelli che si sono occupati delle commissioni previste in altri mercati. Ecco perché chiede di poter esaminare anche i loro file.
Cupertino contesta questa lettura dei fatti e spiega che il percorso seguito per arrivare alle nuove commissioni è stato molto più ristretto rispetto a quello che aveva portato alla vecchia tariffa del 27%. L’azienda afferma inoltre di aver già messo a disposizione i dati commerciali su cui si sono basate le valutazioni degli esperti, incluse informazioni relative a miliardi di transazioni avvenute sull’App Store.
Lo scontro sulle scadenze tra novembre e la Corte Suprema
Per andare incontro alle richieste della controparte, Apple ha accettato di allargare le ricerche ai documenti di 27 persone usando anche i termini di ricerca indicati da Epic. Proprio l’ampiezza di queste richieste, secondo l’azienda, avrebbe fatto slittare i tempi. Epic la vede in tutt’altro modo e accusa la rivale di voler ottenere una sospensione di fatto del procedimento, dopo che i suoi tentativi di rinviarlo in attesa del verdetto della Corte Suprema sono stati respinti.
Epic ha quindi chiesto al giudice di imporre la consegna di tutto il materiale entro il 1° novembre, senza escludere i documenti sulle commissioni applicate fuori dagli Stati Uniti. Apple considera questa scadenza irrealistica e sostiene che sia stata proposta senza prima confrontarsi con i suoi legali. La società conta di completare buona parte della documentazione relativa ai primi sette dirigenti entro il 1° novembre, mentre per gli altri indica come termine il 25 novembre.
Su un punto le due aziende si sono trovate d’accordo. Il termine di 60 giorni concesso a Epic Games per esaminare la documentazione e rispondere alla proposta di Apple non è ancora partito. Un nuovo aggiornamento al tribunale è atteso entro due settimane dal deposito del documento congiunto.
Fonte: TecnoAndroid








