Apple sta facendo qualcosa di sorprendente per chi conosce le dinamiche tra Stati Uniti e Cina. La casa di Cupertino ha iniziato a fare pressioni sull’amministrazione Trump per ottenere il via libera all’acquisto di memorie DRAM da CXMT, un’azienda cinese che resta inserita in una lista nera del Pentagono per i suoi legami con l’Esercito popolare di liberazione. Una mossa rischiosa sul piano politico, ma che al momento sembra l’unica via percorribile per evitare un’esplosione dei costi legati alla memoria sui prossimi dispositivi.
Il nodo è semplice da capire. I prezzi delle memorie sono schizzati alle stelle e Apple si è ritrovata stretta tra il bisogno di componenti a prezzi sostenibili e la dipendenza dai soliti tre fornitori, ovvero Samsung, SK hynix e Micron. Costruire fabbriche proprie non è un’opzione realistica nel breve periodo, quindi non rimane molto altro sul tavolo se non bussare alla porta di Washington e chiedere un’eccezione.
Perché Apple guarda proprio alla Cina
Secondo quanto trapelato, Apple ha già contattato il Dipartimento del Commercio statunitense e starebbe coinvolgendo anche altri funzionari dell’amministrazione e alleati nella capitale per spingere questa richiesta. Tim Cook nei giorni scorsi ha descritto l’attuale aumento dei prezzi dei chip di memoria come qualcosa che non vedeva da oltre 40 anni in nessun settore. Parole pesanti, che arrivano subito dopo i rincari decisi su tutta la gamma Mac e iPad, motivati proprio da questa pressione storica sui costi.
I numeri raccontano bene la situazione. Le memorie LPDDR5X da 12GB hanno triplicato il prezzo dal primo trimestre del 2025, arrivando a circa 110 euro verso la fine del primo trimestre del 2026. Dall’inizio dell’anno il costo è cresciuto di circa 63 euro, toccando quota 134 euro per unità, con lo storage flash che aggiunge ulteriore peso al conto. E qui entra in gioco iPhone 18 Pro.
Il peso della memoria su iPhone 18 Pro
Per capire quanto sia diventata seria la faccenda basta un confronto. Sul modello da 256GB di iPhone 17 Pro, nel 2025, memoria e storage flash pesavano intorno al 9 percento del costo totale dei componenti. Sulla versione da 256GB di iPhone 18 Pro queste due voci arriveranno a rappresentare ben il 27 percento. Un salto enorme, che spiega perché Cupertino sia disposta a correre un rischio politico così evidente.
CXMT è forse l’unica realtà al mondo in grado di offrire ad Apple una via d’uscita su questo fronte. L’azienda cinese sta espandendo la capacità produttiva in modo aggressivo, puntando a 300.000 wafer al mese entro la fine dell’anno rispetto agli attuali 200.000 circa. Anche senza coprire l’intera domanda, l’ingresso di CXMT nella catena di fornitura permetterebbe ad Apple di trattare con maggiore forza con i tre grandi nomi del settore.
C’è poi un effetto a catena tutt’altro che trascurabile. Se l’amministrazione Trump dovesse concedere il permesso legato a CXMT, anche il colosso dello storage flash YMTC seguirebbe quasi certamente la stessa strada, segnando un ritorno notevole della Cina dentro la logistica di Apple.