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Apophis 2029: l’asteroide non è il pericolo, siamo noi

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Il passaggio dell’asteroide Apophis previsto per il 13 aprile 2029 sta tenendo occupati da tempo i ricercatori, e non per i motivi che verrebbero in mente pensando a un macigno spaziale che sfiora il pianeta. Questo blocco di roccia lungo circa 370 metri passerà a meno di 32mila chilometri dalla Terra, una distanza sorprendentemente ridotta se si pensa che i satelliti geostazionari orbitano più lontano di così. In pratica 99942 Apophis ci passerà accanto restando persino sotto la fascia di alcuni dei nostri dispositivi in orbita. La traiettoria è stata ricalcolata più e più volte, con una precisione che lascia poco spazio ai dubbi. Gli scienziati sono convinti che l’asteroide non costituisca alcuna minaccia concreta per il nostro pianeta. Nessun impatto, nessuno scenario catastrofico. La certezza su questo punto è ormai solida, frutto di osservazioni ripetute e di modelli affinati nel corso degli anni. Eppure, proprio quando ci si aspetterebbe di tirare un sospiro di sollievo, arriva la parte curiosa della vicenda.

Il vero interrogativo riguarda quello che potremmo provocare noi

La domanda che circola tra i ricercatori del CNR ribalta completamente la prospettiva a cui siamo abituati. Non è tanto Apophis a rappresentare un rischio per la Terra, quanto piuttosto il contrario. Siamo noi, in un certo senso, a poter diventare un elemento di disturbo per l’asteroide durante questo avvicinamento così ravvicinato.

Un passaggio a distanza tanto minima apre scenari che finora nessuno ha mai potuto osservare da vicino. L’interazione tra un corpo celeste di queste dimensioni e il campo gravitazionale terrestre, sommata alla presenza umana nello spazio circostante, potrebbe innescare fenomeni mai documentati prima. È una situazione inedita, che trasforma il 13 aprile 2029 in un’occasione scientifica difficile da sottovalutare.

L’asteroide, insomma, non arriva come una minaccia ma come un’opportunità di studio senza eguali. Poter analizzare da così vicino un oggetto di 370 metri offre ai ricercatori la possibilità di raccogliere dati preziosi, del tipo che normalmente resterebbe fuori dalla loro portata. E il fatto che Apophis transiti più vicino di molti satelliti rende tutto ancora più stimolante dal punto di vista dell’osservazione. Quello che colpisce, a ben guardare, è proprio il capovolgimento del racconto abituale. Di solito si parla di asteroidi come di potenziali pericoli, di rocce da monitorare con apprensione. Qui invece la preoccupazione degli studiosi si sposta su un piano diverso, più sottile, legato a ciò che la nostra stessa attività potrebbe generare in prossimità di un corpo tanto imponente quanto delicato negli equilibri che lo governano.

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