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Antimateria, fisici tengono prigioniero un positrone per mesi

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Un gruppo di fisici è riuscito a tenere prigioniero un positrone, una particella di antimateria, per diversi mesi. Raccontata così la notizia può sembrare una curiosità da laboratorio, una di quelle conquiste tecniche che entusiasmano gli addetti ai lavori e lasciano indifferenti tutti gli altri. Il quadro cambia parecchio quando si ricorda cosa succede nel momento in cui l’antimateria entra in contatto con la materia ordinaria.

Perché trattenere un positrone è una sfida

Il positrone è l’antiparticella dell’elettrone. Ha la stessa massa ma una carica elettrica opposta, cioè positiva. Fin qui niente di particolarmente drammatico. Il problema nasce dal fatto che materia e antimateria non possono convivere a contatto. Quando una particella incontra la sua controparte i due elementi si annientano a vicenda e la loro massa si trasforma in energia. Non resta nulla da studiare.

Ecco perché conservare un frammento di antimateria non è affatto semplice. Il nostro mondo è fatto interamente di materia, compresi i contenitori, le pareti degli strumenti e perfino l’aria. Basta un qualsiasi contatto perché la particella sparisca. Per tenerla in vita, se così si può dire, serve impedirle di toccare qualunque cosa intorno a lei.

Mesi di prigionia per una particella di antimateria

Proprio per questo il risultato ottenuto dai fisici ha un peso che va oltre l’apparenza. Riuscire a mantenere un positrone in cattività non per qualche istante ma per mesi significa aver creato le condizioni per isolarlo completamente da tutto ciò che potrebbe distruggerlo. Un lavoro di precisione estrema, dove anche il più piccolo errore porterebbe la particella ad annientarsi.

La parola che meglio descrive l’impresa è forse quella scelta per raccontarla, cioè addomesticare. Una particella di antimateria non è qualcosa che si lascia gestire con facilità. Tenerla ferma e sotto controllo così a lungo equivale, in un certo senso, a domare un elemento che per sua natura tende a scomparire al primo contatto con il mondo che conosciamo.

Detto in modo semplice, i ricercatori hanno trovato il modo di custodire un oggetto che non può toccare niente, e lo hanno fatto per un periodo di tempo che, su questa scala, appare sorprendentemente lungo. Un traguardo che a prima vista non sembra granché, finché non si pensa a cosa accade quando l’antimateria incontra la materia.

Fonte: TecnoAndroid

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