In questo articolo Indice dei contenuti 2 sezioni
Un worm guidato dall’intelligenza artificiale capace di spostarsi da un dispositivo all’altro non è più soltanto un’ipotesi da laboratorio teorico. Anthropic ha infatti sperimentato un programma di questo tipo e i risultati mostrano che la tecnologia è già in grado di propagarsi tra macchine diverse. Manca ancora un passaggio decisivo, ma secondo chi ha condotto la prova la distanza da colmare è sorprendentemente breve.
Il punto centrale riguarda proprio quel passaggio mancante. Il software messo alla prova non sa ancora replicare sé stesso, cioè non è in grado di generare da solo nuove copie della propria struttura. Eppure i ricercatori ritengono che questa capacità potrebbe arrivare già entro la fine del 2026, quindi nel giro di pochi mesi rispetto al momento in cui il test è stato condotto.
Cosa vuol dire un worm che si muove grazie all’IA
Nel linguaggio della sicurezza informatica il termine worm indica un programma che si diffonde passando da un sistema all’altro, un po’ come un parassita che si sposta di ospite in ospite. La parola stessa, che in inglese significa verme, rende bene l’idea di qualcosa che striscia attraverso le reti e si insinua dove trova spazio. Fin qui nulla di particolarmente nuovo per chi segue il settore.
La differenza sta nel motore che spinge questa diffusione. Nel caso dell’esperimento condotto da Anthropic a guidare gli spostamenti è un sistema di intelligenza artificiale, ed è questo l’elemento che cambia la prospettiva. Un worm tradizionale segue istruzioni scritte in anticipo da chi lo ha progettato. Un worm pilotato dall’IA invece affida a un modello la gestione del proprio percorso, e il fatto che sia già riuscito a raggiungere dispositivi differenti tra loro dice molto sul livello raggiunto da queste tecnologie.
Proprio la capacità di muoversi tra dispositivi diversi rappresenta uno degli aspetti più delicati emersi dalla sperimentazione. Non si parla quindi di un programma confinato in un ambiente unico e controllato, ma di qualcosa che ha dimostrato di poter attraversare sistemi distinti e continuare il proprio cammino.
Il nodo dell’autoreplicazione e la soglia indicata dai ricercatori
Propagarsi e autoreplicarsi sono due capacità diverse, anche se nel discorso comune tendono a confondersi. Spostarsi da una macchina all’altra significa saper raggiungere nuovi bersagli. Riprodursi invece vuol dire generare copie autonome di sé, ciascuna in grado di proseguire per conto proprio. È questa seconda abilità a trasformare un esperimento circoscritto in qualcosa di potenzialmente inarrestabile, perché ogni nuova copia diventa a sua volta un punto di partenza.
Al momento il worm sperimentato da Anthropic si ferma prima di quella soglia. Riesce a diffondersi ma non a moltiplicarsi da solo, e questo limita in modo significativo la sua portata. La prova però è servita proprio a misurare quanto manchi a superare l’ostacolo, e la risposta dei ricercatori non lascia molto margine di tranquillità.
Secondo le loro valutazioni il traguardo dell’autoreplicazione potrebbe essere raggiunto già entro la fine del 2026. Una scadenza ravvicinata, che colloca questo scenario non in un futuro lontano ma in un orizzonte di pochi mesi, ed è esattamente il motivo per cui l’esperimento è stato presentato come la dimostrazione che a un worm basato sull’intelligenza artificiale capace di infettare i dispositivi e continuare a diffondersi manca ormai davvero poco.
Fonte: TecnoAndroid


