La battaglia legale tra Anthropic e il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti sta entrando nel vivo, e le parole della giudice federale Rita Lin durante l’udienza del 24 marzo a San Francisco hanno fatto rumore. Parecchio rumore. Secondo la magistrata, la decisione del governo di inserire Anthropic in una lista nera legata alla sicurezza nazionale “sembra un tentativo di mettere in ginocchio” l’azienda. Una frase che lascia poco margine all’immaginazione.
La questione nasce da un fatto preciso: il 27 febbraio 2026, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha designato Anthropic come “rischio per la catena di approvvigionamento della sicurezza nazionale”. Una mossa che non ha precedenti nella storia recente. Fino a quel momento, etichette del genere erano riservate a entità legate a governi stranieri, come nel caso di Huawei con la Cina. Mai un’azienda americana aveva ricevuto un trattamento simile.
Il motivo del contendere sta nelle limitazioni che Anthropic ha integrato nei propri modelli di intelligenza artificiale. L’azienda vieta esplicitamente alcuni utilizzi considerati ad alto rischio, tra cui lo sviluppo di armi completamente autonome e i sistemi di sorveglianza di massa. E proprio su questo punto si è acceso lo scontro col governo.
Due visioni opposte sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale
I legali di Anthropic hanno argomentato che il governo sta usando una lettura distorta della legge sugli appalti federali per colpire l’azienda a causa della sua posizione negoziale. La tesi è chiara: Anthropic non si è piegata, e la lista nera sarebbe una ritorsione.
Dal canto suo, il Dipartimento di Giustizia ha respinto questa ricostruzione. Secondo i legali del governo, il rifiuto di Anthropic di modificare le condizioni d’uso dei propri prodotti rappresenta un comportamento contrattuale, non un’opinione protetta dalla Costituzione. Nessun tentativo, insomma, di limitare la libertà di espressione.
Anthropic ha fondato le proprie obiezioni su due ragioni ben distinte. Da una parte, l’azienda ritiene che gli attuali modelli di intelligenza artificiale non siano ancora sufficientemente affidabili per essere impiegati in armi del tutto autonome. Dall’altra, sostiene che la sorveglianza di massa dei cittadini americani rappresenti una violazione dei diritti fondamentali. Secondo Anthropic, poi, l’inserimento nella lista nera è illegale perché questo tipo di designazione non può essere applicato a un’azienda nazionale per un semplice dissenso sulle politiche governative.
Il sostegno del settore tecnologico e i prossimi passi
La vicenda ha attirato l’attenzione dell’intero comparto tech. Grandi associazioni di categoria come CCIA, ITI, SIIA e TechNet, che rappresentano colossi del calibro di Google, OpenAI, Meta, Microsoft e NVIDIA, hanno depositato un documento a sostegno di Anthropic. Il messaggio è piuttosto diretto: il governo non può abusare di autorità straordinarie legate alla sicurezza nazionale per risolvere dispute contrattuali ordinarie.
La giudice Lin ha fatto sapere che si pronuncerà con un’ordinanza scritta nei prossimi giorni. Ma questa non è l’unica partita aperta per Anthropic: esiste anche una seconda causa pendente a Washington, che potrebbe portare all’esclusione dell’azienda dai contratti con le agenzie civili del governo federale.