Con le architetture Zen 6 AMD ha appena messo sul tavolo le sue carte per i prossimi anni, mostrando i primi processori basati su questa tecnologia e disegnando una roadmap che guarda molto lontano, fino a Zen 7 e Zen 8. La cosa interessante è che, pur trattandosi di chip pensati per i data center, da queste anticipazioni si possono già intravedere gli sviluppi che finiranno sul mondo desktop e consumer, quello che tocca più da vicino chi assembla un PC in casa.
Partiamo dai chip Zen 6. Si tratta degli EPYC “Venice”, mostri che possono arrivare a includere fino a 256 core nella versione di punta, la 9996. Qui la novità grossa è il nodo produttivo: TSMC a 2 nm di ultimissima generazione, un salto che segna il passaggio dalla tecnologia FinFET a quella GAA. Tradotto in numeri, AMD promette prestazioni superiori del 10-15% a parità di potenza, consumi più bassi del 25-30% a parità di prestazioni e una densità di transistor che cresce fino al 15%. Non è poco. Basti pensare che su un singolo processore si possono contare qualcosa come 2 miliardi di transistor. I dati ufficiali dell’azienda parlano di prestazioni fino all’80% superiori rispetto alla generazione precedente e di un’efficienza energetica migliore fino al 30%.
La roadmap fino al 2030 tra Zen 7 e Zen 8
Durante l’evento Advancing AI è entrata in scena Lisa Su, amministratrice delegata di AMD, che ha delineato il percorso dei chip per intelligenza artificiale, server e datacenter dei prossimi anni. Nel 2028 arriverà la famiglia EPYC Florence, costruita sull’architettura Zen 7. Poi, intorno al 2030, sarà il momento degli EPYC Ravenna, basati su Zen 8. Come spesso capita in questi casi, la società non si è sbilanciata troppo sui dettagli tecnici, ma qualcosa già si intuisce.
Sappiamo per esempio che Florence Zen 7 porterà con sé un nuovo die shrink, con l’adozione di un nodo TSMC di classe “intermedia”, probabilmente 1,6 o 1,4 nm. Ed è ragionevole pensare che lo stesso discorso valga anche per Ravenna, che dovrebbe seguire una direzione simile sul fronte della miniaturizzazione. Il fatto che AMD stia già ragionando su architetture così lontane nel tempo racconta molto della strategia dell’azienda, tutta orientata a mantenere il ritmo sul lungo periodo, senza lasciare vuoti tra una generazione e l’altra.
Il filo conduttore, se proprio vogliamo trovarne uno, è quello dell’efficienza energetica unita all’aumento della densità dei transistor. Ogni passaggio di nodo produttivo permette di stipare più potenza in meno spazio, con consumi che tendono a scendere. È un tema che sul mondo enthusiast e consumer si traduce, di solito, in processori più potenti ma anche meno assetati di corrente, e questo per chi monta una macchina da gioco o da lavoro fa una bella differenza a fine giornata.
Restano ovviamente da conoscere i particolari sui prodotti destinati al grande pubblico, quelli della serie Ryzen, che di norma seguono a ruota le architetture presentate prima in ambito server. Ma la direzione tracciata da AMD con Zen 6, e poi con le future generazioni, è già abbastanza chiara per farsi un’idea di dove stia andando il settore dei processori nei prossimi anni.


