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Agenti AI in fabbrica: il 60% li vuole, ma li usa meno del 20%

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Più del 60% dei dirigenti del settore manifatturiero mondiale ha in programma di introdurre gli agenti di intelligenza artificiale nella propria azienda entro i prossimi due anni. Il numero è alto, eppure chi ha già compiuto il passo resta sotto il 20%. A mettere nero su bianco questo scarto tra intenzioni e pratica è il World Manufacturing Report 2026, presentato in apertura della 14esima edizione del World Manufacturing Forum, l’evento internazionale dedicato alle grandi trasformazioni che stanno ridisegnando il futuro dell’industria.

La distanza tra chi pianifica e chi ha già investito dice parecchio sul momento che stanno vivendo le fabbriche. L’interesse per gli agenti AI è evidente e la voglia di sperimentare anche, ma tradurre i progetti in applicazioni concrete è tutta un’altra faccenda. Per ora la maggior parte delle imprese osserva, valuta e prepara il terreno, mentre solo una minoranza ha già portato questi strumenti dentro i processi produttivi.

Agenti di intelligenza artificiale, entusiasmo e qualche frenata

Non tutto, però, procede in linea retta. Un’analisi di Gartner, società internazionale di consulenza e ricerca nel campo dell’Information Technology, invita a guardare il fenomeno con un certo realismo. Secondo le sue stime oltre il 40% dei progetti agentici rischia di essere cancellato entro la fine del 2027. Le ragioni indicate sono due e piuttosto concrete, cioè costi in continua crescita oppure un valore aggiunto giudicato troppo modesto rispetto alle aspettative.

Vale la pena chiarire di cosa si sta parlando. Gli agenti rappresentano l’evoluzione dei modelli di intelligenza artificiale generativa. Non sono più semplici chatbot che rispondono a una domanda, ma sistemi autonomi capaci di pianificare e di muoversi con una certa indipendenza. Proprio questa autonomia li rende così attraenti per le aziende e, allo stesso tempo, complessi e costosi da gestire. Ecco perché da una parte oltre sei manager su dieci puntano su di loro, e dall’altra una quota consistente delle iniziative potrebbe non arrivare al traguardo.

Robotica umanoide, la Cina guida la prima fase commerciale

Sul fronte della robotica umanoide la situazione appare più definita. Il mercato è entrato nella sua prima fase di commercializzazione, con stime che per il 2025 oscillano tra 13.300 e 16.000 unità. Oltre l’80% di questi robot si trova in Cina, che domina nettamente il comparto. C’è poi un dettaglio interessante sul loro impiego. Le macchine verranno utilizzate soprattutto negli ambienti produttivi già esistenti, più che in nuovi stabilimenti completamente automatizzati. Insomma l’idea non è costruire fabbriche da zero popolate solo da robot, ma inserire gli umanoidi accanto alle linee e agli spazi che già funzionano.

Il Forum, promosso dalla World Manufacturing Foundation, si tiene a Milano presso Palazzo Mezzanotte, sede di Borsa Italiana. All’appuntamento partecipano esperti internazionali di politica strategica, leader industriali, ricercatori accademici e innovatori tecnologici, riuniti con l’obiettivo di aiutare la comunità manifatturiera globale a orientarsi tra tendenze emergenti e nuove opportunità offerte dalla tecnologia. Nell’arco della due giorni sono coinvolte 400 aziende, 30 speaker internazionali e 10 filiere produttive, con relatori provenienti da 21 Paesi.

Fonte: TecnoAndroid

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