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Accordi Artemis: il Vietnam è il 78° Paese a firmare l’intesa

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Gli Accordi Artemis accolgono un nuovo firmatario. Il Vietnam è diventato il 78° Paese ad aderire all’intesa promossa dagli Stati Uniti e portata avanti dalla NASA, pensata per fissare principi comuni nell’esplorazione pacifica della Luna, di Marte e degli altri corpi celesti. Con questa adesione la rete internazionale costruita attorno al programma continua ad allargarsi, un partner dopo l’altro, in un percorso che negli anni ha coinvolto un numero crescente di nazioni.

Per capire il senso di questa firma conviene fare un passo indietro. Raggiungere il nostro satellite con programmi pensati sul lungo termine richiede l’aiuto di sempre più alleati e, soprattutto, di regole chiare. È proprio questa esigenza ad aver portato a suo tempo alla nascita degli accordi. L’obiettivo è evitare che il ritorno sulla Luna diventi una gara senza alcun freno, uno scenario tutt’altro che teorico se si pensa a quando basi, astronauti, robot e infrastrutture di ogni provenienza si troveranno a operare nello stesso momento. Senza un quadro condiviso, insomma, il rischio di sovrapposizioni e tensioni sarebbe concreto.

La firma del Vietnam ad Ha Long

L’ingresso di Hanoi nel gruppo è stato ufficializzato durante la Vietnam International Digital Week, un appuntamento ospitato nella città di Ha Long. A sottoscrivere il documento è stato il ministro vietnamita della Scienza e della Tecnologia, Vũ Hải Quân, che ha così legato il proprio Paese ai principi stabiliti dall’intesa. La scelta di una cornice dedicata al digitale e all’innovazione non passa inosservata, visto che gli accordi riguardano proprio uno dei settori in cui scienza e tecnologia si spingono più lontano.

Con il Vietnam il totale sale quindi a 78 Paesi, un numero che racconta bene quanto il progetto sia cresciuto rispetto agli inizi. La NASA, dal canto suo, continua a lavorare per estendere la propria rete di collaborazioni oltre i confini statunitensi, coinvolgendo realtà diverse per peso politico, economico e scientifico. Ogni nuova adesione rafforza l’idea di un approccio condiviso alla presenza umana fuori dalla Terra.

Cosa prevedono gli Accordi Artemis

Vale la pena ricordare da dove tutto è partito. Gli Accordi Artemis sono stati introdotti nel 2020 dall’agenzia spaziale americana insieme ad altri sette Paesi fondatori. Da quel nucleo iniziale l’intesa si è progressivamente ampliata fino ad arrivare alle dimensioni attuali, segno che i principi alla base del testo hanno trovato consenso in molte capitali.

Il documento stabilisce una serie di linee guida piuttosto concrete. Il primo punto riguarda la trasparenza delle missioni, cioè l’impegno a rendere note le proprie attività nello spazio. C’è poi la condivisione dei dati scientifici, così che le scoperte ottenute non restino chiuse nei cassetti di una singola agenzia ma possano servire all’intera comunità. Un altro aspetto centrale è l’assistenza agli astronauti in difficoltà, un principio che diventa ancora più rilevante con l’aumento delle persone e dei mezzi destinati a muoversi lontano dal nostro pianeta.

Infine gli accordi prevedono la protezione dei siti di interesse storico nello spazio, ovvero quei luoghi che testimoniano tappe fondamentali dell’esplorazione e che meritano di essere preservati. Sono questi i principi che il Vietnam ha accettato di rispettare con la firma apposta dal ministro Vũ Hải Quân ad Ha Long, entrando a far parte di un gruppo che oggi conta 78 nazioni.

Fonte: TecnoAndroid

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