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Chi è rimasto imbottigliato lungo l’autostrada A14 nei giorni del controesodo ha conosciuto da vicino il motivo per cui Autostrade per l’Italia ha deciso di puntare sulla cosiddetta corsia jolly, una corsia aggiuntiva che viene aperta nella direzione dove il traffico è più intenso. Una misura pensata proprio per situazioni come quella andata in scena sul tratto marchigiano, dove le code hanno toccato i 14 chilometri e il rientro dalle vacanze si è trasformato in qualcosa che assomigliava più a una prova di resistenza che a un viaggio.
Il tratto incriminato è quello compreso tra Pedaso, San Benedetto del Tronto e Fermo, in direzione Ancona. Numeri alla mano, c’è chi ha impiegato otto ore per coprire la distanza tra Brindisi e Pescara, restando incolonnato fino a notte fonda. Non esattamente il modo migliore per festeggiare i 60 anni della A14, che proprio quest’anno taglia il traguardo.
Cosa ha provocato la maxi coda sulla A14
All’origine dell’ingorgo non c’è stato un incidente, ma un cantiere aperto per un intervento di manutenzione urgente e non programmato. L’obiettivo era ripristinare un giunto sul viadotto San Biagio, un lavoro che non poteva essere rimandato e che ha costretto tutti i veicoli a incanalarsi su un’unica corsia. Da lì in poi la matematica ha fatto il resto, con il flusso del controesodo estivo che si è schiantato contro un collo di bottiglia impossibile da smaltire in tempi ragionevoli.
Autostrade, in quelle ore, ha provato a spostare il traffico altrove, suggerendo percorsi alternativi per chi doveva affrontare lunghe percorrenze verso nord. Le direttrici indicate erano quelle A25 A24 A1 e A16 A30 A1, tragitti più lunghi sulla carta ma decisamente meno congestionati. Nel frattempo la Protezione Civile è intervenuta sul posto per distribuire acqua agli automobilisti fermi sotto il sole, mentre venivano annullate le chiusure notturne previste alla stazione di Marotta Mondolfo.
Come funziona davvero la corsia jolly
La corsia jolly non è un’invenzione nata sul momento. Era già stata discussa in un tavolo di confronto a Pescara che ha messo attorno allo stesso tavolo la Regione Abruzzo, i vertici di Aspi e i sindaci dei comuni costieri, tutti alle prese con lo stesso problema, ovvero come far convivere i cantieri con il traffico estivo senza paralizzare l’Adriatica.
Il principio è tutto sommato semplice, anche se la gestione è più complessa di quanto sembri. Si tratta di una corsia in più che viene attivata e aperta al transito nella direzione in cui il flusso veicolare risulta prevalente in quel momento. La carreggiata, in pratica, viene gestita in modo dinamico attraverso deviazioni studiate a tavolino. Il risultato concreto è che in prossimità dell’area dei lavori restano disponibili due corsie di marcia in deviazione, invece di una sola. Spazio recuperato, insomma, proprio dove serve di più.
È una soluzione che Autostrade per l’Italia considera una carta importante da giocare nei tratti interessati da lavori, soprattutto quando i cantieri si sovrappongono ai picchi di spostamenti. Il senso è quello di evitare che una manutenzione necessaria si traduca automaticamente in chilometri di coda, con tutto quello che comporta in termini di sicurezza e di nervi degli automobilisti.
Sul viadotto San Biagio l’attivazione è arrivata come risposta all’emergenza, in un contesto già compromesso. Ma l’idea, condivisa nel confronto istituzionale abruzzese, è che questo strumento diventi parte della gestione ordinaria dei flussi lungo la costa adriatica, dove i cantieri sulla A14 continuano a rappresentare uno dei nodi più delicati della rete autostradale italiana.










