App iOS per il vibe coding: sembra che Apple stia per cambiare rotta su una questione che negli ultimi mesi ha fatto parecchio discutere sviluppatori e addetti ai lavori. Dopo aver bloccato per settimane gli aggiornamenti di diverse applicazioni legate alla generazione di codice tramite intelligenza artificiale, l’azienda di Cupertino starebbe lavorando a una soluzione per aprire le porte dell’App Store anche a questo tipo di strumenti, a patto che vengano rispettati determinati standard di sicurezza e privacy.
Una prima conferma concreta è arrivata proprio in questi giorni, con l’approvazione dell’aggiornamento dell’app Replit che integra Agent 4, una funzionalità capace di far lavorare più agenti AI in parallelo per eseguire attività multiple. Il CEO di Replit ha raccontato che l’attesa per ottenere il via libera da Apple è durata ben quattro mesi. Un tempo lunghissimo, che però potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase.
Cos’è il vibe coding e perché Apple lo bloccava
Per chi non ha familiarità con il termine, il vibe coding indica la pratica di generare codice sfruttando l’intelligenza artificiale. In pratica, gli utenti possono creare delle “mini app” all’interno di un’applicazione principale, oppure usare agenti AI per automatizzare compiti di vario genere. Una roba potentissima, che però fino a poco fa si scontrava frontalmente con le regole dell’App Store.
Il timore di Apple era ed è piuttosto chiaro: un’app AI potrebbe generare malware o trovare il modo di aggirare il sistema di commissioni che rappresenta una delle principali fonti di ricavo dell’ecosistema iOS. Circa due mesi fa, infatti, erano emersi diversi casi di aggiornamenti bloccati proprio per questo motivo. Nessuno sviluppatore riusciva a far passare novità legate al vibe coding attraverso il processo di revisione.
Adesso però qualcosa si muove. Apple avrebbe avviato lo sviluppo di un sistema pensato per garantire il rispetto degli standard di privacy e sicurezza, impedendo al tempo stesso le attività più rischiose da parte dei tool AI. I dettagli tecnici di questa soluzione potrebbero essere presentati durante la WWDC 2026, in programma dall’8 al 12 giugno.
Perché Apple non può più permettersi di dire no
Al di là delle questioni tecniche, c’è un aspetto economico che pesa tantissimo. La popolarità delle app legate al vibe coding e agli agenti AI è in crescita costante, e Apple vuole ovviamente cavalcare questa onda per incrementare i profitti. Le vendite dei Mac, in particolare Mac mini e Mac Studio, sono già aumentate proprio grazie all’adozione di questi strumenti. Continuare a chiudere le porte dell’App Store significherebbe spingere gli sviluppatori a cercare alternative, smettendo magari di acquistare iPhone o di distribuire app AI per iOS.
C’è poi un altro nodo, forse ancora più delicato. Siri potrebbe in futuro integrare funzionalità agentiche, e se Apple impedisse la pubblicazione di app di terze parti con capacità simili, si esporrebbe al rischio concreto di indagini per violazione delle leggi sulla concorrenza. In Europa, il Digital Markets Act rappresenta un precedente già noto, visto quanto accaduto nei confronti di Google. Insomma, il via libera alle app iOS per il vibe coding non sarebbe solo una questione di apertura tecnologica, ma anche una mossa necessaria per evitare grane legali piuttosto serie.
