La procedura di licenziamento collettivo annunciata da Tiscali era una notizia che circolava ormai da settimane, e adesso è diventata ufficiale. L’azienda ha comunicato l’avvio di un piano che coinvolgerà 180 dipendenti, circa un quarto dell’intero organico di 729 lavoratori. Non si tratta di un fulmine a ciel sereno: già da oltre un mese si parlava di un nuovo piano di ristrutturazione aziendale, collegato alla crisi del gruppo e alla futura cessione di parte delle attività. Prima di questa fase, una tranche di uscite incentivate aveva già portato alla riduzione di 220 posti di lavoro. Ora si entra in un capitolo diverso, decisamente più delicato.
Il motivo di fondo sta tutto nell’accordo firmato a inizio mese tra Tessellis, la controllante del gruppo, e Canarbino. L’intesa prevede l’affitto del ramo d’azienda di Tiscali e Linkem, con l’obiettivo dichiarato di arrivare poi a un’acquisizione vera e propria. Il taglio dell’organico viene presentato come un passaggio obbligato per rendere sostenibile l’intera operazione industriale e per ricomporre la crisi. Contestualmente è stata avviata anche la procedura di composizione negoziata della crisi presso la Camera di commercio, segno che la situazione finanziaria richiede strumenti formali per essere gestita.
Dove colpiranno i tagli e cosa chiedono i sindacati
I licenziamenti non saranno distribuiti in modo uniforme. Il numero più alto riguarda la sede di Cagliari, con 81 lavoratori coinvolti, seguita da Taranto con 73 impiegati. Interventi più contenuti toccheranno Roma (13 persone), Bari (12) e Milano (1 sola unità). Il fatto che Cagliari sia la città più colpita ha un peso simbolico notevole, considerando che Tiscali è nata proprio lì, fondata negli anni Novanta da Renato Soru, quando rappresentava una delle realtà più innovative della prima espansione di Internet in Italia.
L’azienda ha proposto ai dipendenti una nuova fase di esodi incentivati, cercando di gestire la transizione in modo meno traumatico. Le organizzazioni sindacali però non hanno accolto la proposta, giudicandola inadeguata rispetto alla portata dei tagli. Questo rifiuto apre la strada a una gestione unilaterale da parte di Tiscali, che potrà procedere con convocazioni individuali dei lavoratori coinvolti. Una dinamica che, inevitabilmente, rende il clima ancora più teso.
Una parabola che racconta il settore delle telecomunicazioni
La storia di Tiscali negli ultimi anni è quella di un progressivo ridimensionamento. Da protagonista assoluta della rivoluzione digitale italiana a realtà che fatica a reggere il confronto con la concorrenza nel settore delle telecomunicazioni. L’arrivo di operatori sempre più aggressivi, sia sul fisso che sul mobile, ha eroso quote di mercato che sembravano consolidate. L’accordo con Canarbino rappresenta adesso il tentativo di dare continuità all’attività, ma il prezzo da pagare in termini occupazionali è già molto chiaro: 180 posti che si sommano ai 220 già eliminati nella fase precedente, per un totale di 400 lavoratori usciti in un arco temporale relativamente breve.
