L’Unione Europea potrebbe presto vietare le nudify app, quelle applicazioni basate sull’intelligenza artificiale che permettono di generare immagini di nudo a partire da foto reali di persone, inclusi minori. La decisione arriva dopo che il chatbot Grok di Elon Musk è finito sotto i riflettori come caso emblematico dei rischi legati a piattaforme AI incapaci di bloccare contenuti che sessualizzano immagini di persone reali.
Il voto del Parlamento europeo sulle nudify app
Le commissioni del Parlamento europeo per il Mercato interno e per le Libertà civili hanno pubblicato un comunicato stampa congiunto in cui confermano un voto piuttosto netto: 101 voti a favore, 9 contrari e 8 astensioni. L’obiettivo dichiarato è duplice. Da un lato, semplificare l’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale. Dall’altro, e qui sta il punto cruciale, proporre il divieto esplicito dei sistemi AI cosiddetti “nudifier”. Parliamo di strumenti che, con pochi click, possono trasformare una normalissima foto in un’immagine sessualmente esplicita. E lo fanno senza il consenso della persona ritratta, il che rende tutto ancora più grave quando le vittime sono minorenni.
Il fatto che il voto sia stato così schiacciante dice molto sul livello di preoccupazione che attraversa le istituzioni europee. Non si tratta di una questione marginale o di un tema da addetti ai lavori. Le nudify app rappresentano una minaccia concreta, documentata, che colpisce soprattutto donne e minori. E il caso Grok ha reso impossibile ignorare ulteriormente il problema.
Le lacune dell’AI Act e il ruolo della Commissione europea
La mossa del Parlamento non nasce dal nulla. Già nei mesi precedenti, la Commissione europea aveva ammesso una lacuna significativa nel quadro normativo esistente. L’AI Act, nella sua forma attuale, non vieta esplicitamente i sistemi di intelligenza artificiale che generano materiale pedopornografico (conosciuto con la sigla CSAM, dall’inglese Child Sexual Abuse Material) né le immagini deepfake sessualmente esplicite create senza consenso.
Una falla normativa non da poco, considerando che queste tecnologie sono sempre più accessibili e diffuse. La Commissione aveva già segnalato che diversi parlamentari europei stavano lavorando a proposte di emendamento per rafforzare le protezioni contro questo tipo di contenuti dannosi. Il voto delle due commissioni rappresenta quindi il passaggio concreto da quelle intenzioni a un’azione legislativa vera e propria.
