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Lo scudo spaziale contro i missili ipersonici: Space Force accelera sui nuovi satelliti

Gli Stati Uniti sviluppano una rete orbitale per individuare e tracciare i missili ipersonici, tra le armi più difficili da intercettare

scritto da Manuel De Pandis 17/03/2026 0 commenti 1 Minuti lettura
satelliti
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La diffusione dei missili ipersonici sta cambiando rapidamente gli equilibri strategici globali. Queste armi possono viaggiare a velocità superiori a Mach 5 e soprattutto sono in grado di manovrare durante il volo, rendendo molto più difficile la loro intercettazione con i sistemi di difesa tradizionali. Proprio per questo motivo gli Stati Uniti stanno accelerando lo sviluppo di nuove tecnologie di sorveglianza e difesa. In prima linea c’è la U.S. Space Force, che sta lavorando alla costruzione di una rete di satelliti progettata per individuare e seguire i missili ipersonici nello spazio e nell’atmosfera. Il programma ha appena superato una tappa importante con la revisione preliminare del progetto MWT Epoch 2, una fase che apre la strada alla progettazione definitiva.

Una rete di satelliti per tracciare le minacce

Il cuore del progetto consiste nella creazione di una costellazione orbitale dedicata alla sorveglianza dei lanci missilistici. La seconda fase del programma prevede inizialmente 10 nuovi satelliti, che verranno posizionati in orbita media terrestre. Si tratta di una fascia orbitale compresa approssimativamente tra 10.000 e 20.000 chilometri di altitudine.

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Questa posizione è considerata particolarmente efficace perché permette ai satelliti di osservare aree molto ampie della superficie terrestre, mantenendo allo stesso tempo la sensibilità necessaria per rilevare le tracce termiche generate dai missili. Nel caso delle armi ipersoniche, questa capacità è fondamentale.

I sistemi di difesa tradizionali sono stati progettati principalmente per intercettare missili balistici, che seguono traiettorie relativamente prevedibili. I missili ipersonici invece possono cambiare direzione durante il volo, viaggiare a quote più basse e utilizzare traiettorie molto meno prevedibili. Questo rende complicato sia il rilevamento iniziale sia il tracciamento continuo del bersaglio. La nuova rete di satelliti sviluppata dalla Space Force punta proprio a migliorare questa capacità, grazie a sensori progettati per individuare segnali termici molto deboli e seguire oggetti ad altissima velocità.

Un sistema distribuito per aumentare la resilienza

Il progetto MWT Epoch 2 non è un sistema isolato. Andrà infatti ad affiancare la prima fase del programma, Epoch 1, che prevede il lancio di 12 satelliti. Combinando entrambe le generazioni, gli Stati Uniti intendono costruire una costellazione distribuita di satelliti di sorveglianza. Questa architettura ha un vantaggio strategico importante. Un sistema formato da molti satelliti è meno vulnerabile a eventuali attacchi mirati. Se uno o più satelliti venissero disabilitati, il resto della rete potrebbe continuare a funzionare, garantendo comunque la copertura globale.

satellitispace rorce
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Manuel De Pandis

Filmmaker, giornalista tech.

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