Il mondo delle piante sembrava uno degli ultimi angoli tranquilli rimasti, lontano dalla frenesia tecnologica. E invece no. L’intelligenza artificiale ha trovato il modo di ficcarsi anche lì, portandosi dietro un carico di problemi che sta facendo impazzire appassionati e collezionisti. Piante impossibili vendute online, consigli di cura completamente sballati e comunità intere sul piede di guerra. Ecco cosa succede quando la IA decide di occuparsi di botanica.
Partiamo da un fenomeno che ha preso proporzioni imbarazzanti. Chi colleziona piante rare sa bene che le varietà più ambite sono quelle variegate, con foglie che presentano pattern a macchie multicolore, oppure gli ibridi tra specie diverse. Ecco, in questo contesto l’intelligenza artificiale ha spalancato le porte a una valanga di truffe che circolano su piattaforme come Etsy, Facebook Marketplace e eBay. Annunci con foto generate dalla IA mostrano piante con foglie a forma di farfalla dai colori fluorescenti, foglie viola, blu o rosa, alocasie di dimensioni mostruose. Roba che nella realtà non esiste proprio.
Su Etsy la situazione è particolarmente fuori controllo. Basta cercare “rare plant” per trovare decine di account che vendono semi e bulbi di piante che non esistono in natura, con immagini generate dall’intelligenza artificiale in modo smaccato, senza nemmeno tentare di mascherarlo. Il trucco è semplice. Siccome quello che spediscono sono semi, se qualcuno reclama possono sempre dire “aspetta che cresca”. Peccato che diversi acquirenti abbiano già capito che quei semi non corrispondono alla pianta pubblicizzata. Potrebbero benissimo essere semi di sesamo o di senape.
Anche le recensioni positive di questi negozi risultano false, scritte con il linguaggio tipico dei testi generati dalla IA, piene di emoji, e pubblicate da account appena creati che seguono solo altri negozi di piante IA. Uno scenario che ricorda molto la teoria del cosiddetto internet morto. Peraltro, provando a segnalare uno di questi negozi a Etsy, il sistema di denuncia consente solo di indicare che gli articoli non sono artigianali o che si tratta di contenuti per adulti non etichettati. Nessuna opzione per segnalare truffe o contenuti generati con IA.
Per evitare di cascare in queste trappole, il consiglio più semplice resta quello di cercare informazioni sulla varietà specifica di pianta prima di acquistare. Esistono piante con foglie che sembrano finte o dipinte, come la Begonia Ferox, i Caladium o alcune Calathea. Se una varietà esiste davvero, le informazioni si trovano facilmente online.
L’IA come “dottore” delle piante: un disastro annunciato
C’è poi un altro fronte dove la IA sta combinando guai nel settore delle piante, ed è quello dei consigli di cura. Moltissimi appassionati si rivolgono a ChatGPT e ad altri chatbot per chiedere cosa non va con le loro piante, quanto innaffiarle o se sia il caso di rinvasarle. A questo si aggiungono decine di app per la cura delle piante con funzioni di intelligenza artificiale integrate.
Il problema è noto. L’IA tende a essere compiacente, a dare ragione a chi la interroga anche quando la risposta è sbagliata. E con le piante non fa eccezione. Le cosiddette allucinazioni dell’intelligenza artificiale producono consigli che vanno dal bizzarro al pericoloso. Alcuni esempi: raccomandare di innaffiare le piante con il latte, spiegare nel dettaglio come propagare una pianta dalla punta di una foglia (cosa impossibile), oppure suggerire di usare i tripidi come predatori naturali per controllare i parassiti. Peccato che i tripidi siano essi stessi un parassita.
Un caso particolarmente significativo è l’esperimento condotto da Liam Kloppers, battezzato “PlantMom”. Kloppers ha costruito un sistema basato sul modello Gemma 3 di Google per far curare una pianta di peperoncino all’intelligenza artificiale. Il sistema comprendeva sensori di luce, temperatura e umidità del suolo, oltre a una luce per la crescita e una pompa per l’acqua. Il risultato è stato che la IA interpretava male i dati dei sensori, spegneva la luce di crescita quando non doveva e innaffiava fuori tempo, rischiando di affogare la pianta.
Un ultimo aspetto riguarda l’identificazione delle piante. Esistono app specifiche per questo scopo, e si può anche caricare un’immagine su un chatbot per ottenere un riconoscimento. Il punto critico è che l’intelligenza artificiale dà sempre una risposta, anche quando non riconosce una specie. Piuttosto che ammettere di non saperlo, la identifica come un’altra pianta completamente diversa.
