Una truffa via SMS sta coinvolgendo decine di migliaia di persone in tutta Italia, e il meccanismo è tanto semplice quanto efficace. Il messaggio arriva sul telefono e sembra provenire dal CUP, il Centro unico di prenotazione, oppure da un CAF o da associazioni di assistenza fiscale. Il tono è sempre lo stesso: urgenza, fretta, la necessità di chiamare subito un numero per “importanti comunicazioni”. Quel numero, però, inizia con 893, e lì comincia il problema.
Chi richiama finisce in un loop studiato a tavolino. Dall’altra parte risponde una segreteria telefonica che invita a restare in attesa per non perdere la fantomatica priorità, oppure un operatore che chiede dati personali e finge di consultare un terminale. La conversazione si trascina senza dare alcuna informazione utile, poi la linea cade. E a quel punto la vittima, convinta di dover risolvere qualcosa di importante, richiama. Il costo? Circa due euro al minuto, e spesso il salasso emerge solo con l’arrivo della bolletta.
Truffa, la tecnica callback phishing e i numeri a sovrapprezzo
Secondo la ricostruzione di Milena Gabanelli e Andrea Priante sul Corriere della Sera, il sistema si basa su quello che gli esperti chiamano “callback phishing“: la vittima non viene chiamata, ma indotta a telefonare volontariamente. I numeri della serie 89 sono numerazioni a sovrapprezzo che lo Stato concede agli operatori telefonici attraverso il ministero delle Imprese e del Made in Italy. Questi numeri vengono acquistati in blocchi e poi rivenduti a chi gestisce servizi telefonici di vario tipo, dai televoti ai call center.
I truffatori usano quasi sempre numeri della serie 893 seguiti da cinque cifre, comprati dal ministero in lotti da cento al prezzo di cinque euro l’uno. Il punto critico è che il ministero stesso non ha un quadro chiaro di quanti numeri 89 siano realmente attivi, né di chi li utilizzi o del traffico generato. Una grande compagnia telefonica, citata nell’inchiesta, stima che lo scorso anno gli italiani abbiano passato quasi 20 milioni di minuti al telefono con centralini collegati a queste numerazioni.
Ogni truffa passa attraverso uno schema di numeri
L’indagine ha seguito il percorso di uno degli SMS truffa inviati a febbraio, che invitava a contattare il CUP a un numero 893. Nei registri del ministero quella numerazione risultava “non assegnata”, segno di banche dati non aggiornate. In realtà il numero apparteneva a un lotto acquistato da Intermatica, società romana controllata da Nexora (gruppo irlandese), che fornisce servizi di comunicazione anche a enti pubblici come carabinieri e ministero della Difesa.
A fine novembre il numero è passato alla Enterprise Working Italia, società con sede nello studio di un commercialista a Roma e legata a un canale televisivo locale attivo tra Lombardia e Piemonte. Da lì, a inizio gennaio, la numerazione è finita alla Jetcom Srl, con sede legale a Roma e operativa a Napoli. La titolare gestisce un call center con operatrici che lavorano da casa, occupandosi sia di consulenze sia di telefonate erotiche tramite un’altra società, la Cristel Communication, che offre conversazioni a due euro al minuto.
Contattata dai giornalisti, la titolare ha ammesso di aver copiato il sistema da altri che, a suo dire, operano su scala molto più ampia. Solo per le chiamate a quel singolo numero 893, tra il 1° e il 7 febbraio, gli italiani hanno speso circa 24mila euro in una settimana.
