La battaglia legale contro lo streaming illegale del calcio non è più solo una questione italiana. Il CEO di Cloudflare, Matthew Prince, è stato formalmente convocato da un tribunale spagnolo nell’ambito di un’indagine che riguarda la diffusione online non autorizzata delle partite di LaLiga, il massimo campionato di calcio spagnolo. Una notizia che segna un’escalation significativa nei rapporti tra le leghe calcistiche europee e le infrastrutture tecnologiche che, più o meno consapevolmente, finiscono per proteggere chi trasmette contenuti pirata.
Insieme a Prince, anche un altro dirigente della società sarebbe stato coinvolto nella convocazione. E la cosa interessante è che non si tratta di un caso isolato. Chi segue queste vicende sa bene che anche in Italia AGCOM ha avviato da tempo un’offensiva contro Cloudflare, accusata di fornire servizi di protezione e mascheramento agli operatori di piattaforme IPTV pirata. La dinamica, insomma, è molto simile: le leghe calcistiche puntano il dito contro chi offre infrastruttura di rete, sostenendo che senza quei servizi lo streaming illegale sarebbe molto più facile da bloccare.
Cosa c’entra Cloudflare con la pirateria sportiva
Per capire il quadro bisogna fare un passo indietro. Cloudflare è una delle più grandi aziende al mondo nel settore della protezione e distribuzione dei contenuti web. Offre servizi di CDN, protezione DDoS e, soprattutto, nasconde l’indirizzo IP reale dei server che protegge. Questo significa che quando le autorità provano a individuare e bloccare un sito che trasmette partite in modo illegale, spesso si trovano davanti un muro: il sito è schermato da Cloudflare, e risalire al server originale diventa complicato.
La posizione di Cloudflare è sempre stata la stessa: l’azienda si definisce un servizio neutro, una sorta di “postino” digitale che non è responsabile dei contenuti trasportati. Ma questa linea difensiva sta reggendo sempre meno, almeno sul piano giudiziario europeo. In Spagna la convocazione del CEO di Cloudflare davanti a un tribunale rappresenta un segnale chiaro: la pazienza delle istituzioni sportive e delle autorità giudiziarie sta arrivando al limite.
Il fronte europeo contro lo streaming pirata si allarga
Quello che sta succedendo in Spagna con LaLiga ricalca fedelmente la strategia già adottata in Italia. AGCOM ha emesso ordini di blocco e ha chiesto ripetutamente la collaborazione di Cloudflare, ottenendo risposte che molti hanno giudicato insufficienti. La sensazione è che si stia formando un fronte europeo sempre più compatto, dove le leghe calcistiche e i regolatori nazionali cercano di stringere il cerchio attorno ai fornitori di infrastruttura che rendono possibile la pirateria su larga scala.
Il caso spagnolo potrebbe anche creare un precedente importante. Se un tribunale dovesse stabilire una qualche forma di responsabilità diretta per Cloudflare, le conseguenze si farebbero sentire ben oltre i confini iberici. Le leghe di tutta Europa osservano con attenzione, pronte a replicare eventuali successi giudiziari nei rispettivi paesi.
