La pirateria è sempre al centro del discorso e oggi si parla nello specifico di VPN. Un tribunale ha ordinato, dopo l’esposto de La Liga spagnola, a NordVPN e a ProtonVPN di bloccare sedici siti che trasmettono partite di calcio in chiaro senza diritti. La misura riguarda una lista dinamica di indirizzi IP e, cosa che ha sorpreso molte parti, l’ordine è stato emesso senza che le società fossero convocate in udienza o potessero difendersi davanti al giudice. Nessuna possibilità di appello è stata prevista nella formulazione della decisione. Sembra una stretta senza precedenti in Spagna, ma il movimento si allinea a iniziative analoghe già viste in altre nazioni europee.
L’ordinanza e le istanze di LaLiga e Telefónica
La richiesta è partita da LaLiga, l’organizzazione che gestisce i diritti del campionato di calcio spagnolo, insieme al suo partner per i diritti televisivi, Telefónica. Entrambe le parti hanno chiesto non solo il blocco dei punti di accesso illegali, ma anche la conservazione di prove digitali sufficienti per dimostrare la trasmissione illecita dei contenuti protetti. L’azione legale rientra nella strategia di contrasto che negli ultimi anni ha visto LaLiga muoversi con decisione contro l’ecosistema dello streaming illegale, arrivando in passato a puntare il dito anche contro servizi di infrastruttura come Cloudflare per il ruolo ritenuto di facilitazione.
Le motivazioni ufficiali richiamano il quadro normativo europeo. Secondo l’accusa, i servizi VPN rientrano nelle previsioni del Digital Services Act e quindi avrebbero un obbligo di cooperazione nella prevenzione delle violazioni del diritto d’autore che transitano sulle loro reti. Nel comunicato che ha accompagnato l’istanza, LaLiga ha sottolineato come le VPN rappresentino uno strumento altamente efficace e accessibile per aggirare i limiti geografici e consentire l’accesso a contenuti non autorizzati in certe aree. Ne deriva, per i richiedenti, la necessità di misure proattive da parte dei provider per interrompere tali flussi.
Impatto pratico e scenari futuri per i provider
Sul piano operativo l’ordine impone a NordVPN e a ProtonVPN la gestione di una lista dinamica di indirizzi da escludere. Questo solleva diverse questioni tecniche e legali. Sul fronte tecnologico compare la sfida di bilanciare la privacy degli utenti con l’obbligo di impedire accessi a risorse usate per violare diritti. Sul fronte giuridico si apre il dibattito su quanto sia esteso l’onere di controllo che può essere imposto a servizi progettati per garantire riservatezza e sicurezza.
I precedenti in altri Paesi europei mostrano che la strada non è semplice. Alcune azioni hanno ottenuto risultati pratici nel breve termine ma hanno anche innescato contenziosi lunghi e complessi su responsabilità e limiti dell’intervento. Gli operatori VPN potrebbero decidere di impugnare misure analoghe davanti a istanze superiori oppure di rivedere policy e strumenti per facilitare la compliance senza compromettere la fiducia degli utenti. Nel mentre, le leghe sportive e gli operatori di contenuti continueranno a cercare strumenti per proteggere i propri asset, dalla richiesta di blocco all’introduzione di tecnologie di watermarking e tracciamento.
