Una startup finlandese ha fatto tremare il mondo dell’energia con un annuncio che, se confermato, potrebbe cambiare le regole del gioco per auto elettriche e dispositivi mobili. La batteria solida di Donut Lab, presentata al CES 2026, sarebbe la prima in assoluto pronta per la produzione di massa. E le specifiche dichiarate sono di quelle che fanno alzare più di un sopracciglio.
Parliamo di una densità energetica di 400 Wh/Kg, vale a dire circa il 40% in più rispetto alle migliori batterie oggi disponibili sul mercato. A questo si aggiunge una ricarica completa in appena 5 minuti e una longevità che rasenta la fantascienza: 100mila cicli di carica. Numeri che, messi nero su bianco, sembrano quasi troppo belli per essere veri. E infatti, come racconta un articolo pubblicato dal MIT, lo scetticismo tra gli addetti ai lavori non manca affatto.
Perché gli esperti restano scettici sulla batteria solida di Donut Lab
Il punto è semplice. Colossi del calibro di Toyota e CATL stanno lavorando da anni su tecnologie simili, con l’obiettivo di portarle sul mercato tra il 2027 e il 2030. Che una startup relativamente piccola come Donut Lab possa bruciare tutti sul tempo ha fatto storcere il naso a parecchi analisti del settore. Qualcuno ha definito il progetto poco realistico, quasi provocatorio rispetto alla roadmap che le grandi aziende stanno seguendo con investimenti miliardari.
Eppure c’è un dettaglio che complica la narrativa dei critici. Il VTT Technical Research Centre of Finland, un ente di ricerca con una reputazione solida, ha condotto test indipendenti sulla batteria di Donut Lab. I risultati? L’80% di carica raggiunto in 4 minuti e mezzo, il 100% in 7 minuti. Non esattamente i 5 minuti promessi, ma comunque prestazioni straordinarie se paragonate a qualsiasi cosa esista oggi.
Sicurezza e prospettive future per le batterie allo stato solido
C’è poi la questione della sicurezza. La tecnologia sviluppata dalla startup finlandese prevede la totale assenza di elettroliti liquidi infiammabili. Questo significa, in parole povere, una drastica riduzione del rischio di incendi spontanei, che resta uno dei problemi più temuti nelle batterie al litio tradizionali. Per chi usa smartphone, laptop o guida un’auto elettrica, non è certo un dettaglio secondario.
La batteria solida rappresenta da tempo il Santo Graal dell’accumulo energetico. Tutti ne parlano, tutti ci lavorano, ma nessuno finora era arrivato a dichiarare di avere un prodotto pronto per la produzione su larga scala. Donut Lab ha fatto esattamente questo, e ora il mondo osserva con un misto di curiosità e diffidenza.
Resta da capire se questa tecnologia riuscirà davvero a farsi spazio in un mercato dominato da attori enormi, con catene produttive già consolidate e brevetti stratificati. La sfida non è solo tecnologica ma anche industriale e commerciale. Avere una batteria solida che funziona in laboratorio è una cosa, produrne milioni a costi competitivi è tutta un’altra storia. I prossimi mesi saranno decisivi per capire se Donut Lab ha davvero in mano qualcosa di concreto o se, come temono in molti, le promesse si scontreranno con la dura realtà della scalabilità industriale.
