La polemica esplosa nei giorni scorsi ha dimostrato quanto i confini tra videogiochi e politica possano diventare sottili e, a volte, scomodi. Tutto è cominciato quando l’account ufficiale della Casa Bianca ha deciso di sfruttare un trend del momento e ha pubblicato su X un’immagine ispirata al nuovo gioco Pokopia. Ciò sostituendo però il nome originale con lo slogan “Make America Great Again”. A tal proposito, The Pokémon Company ha subito preso le distanze, sottolineando di non aver avuto alcun ruolo nella creazione o nella distribuzione di quel contenuto. La portavoce Sravanthi Dev ha spiegato al New York Times che il franchise non ha legami con posizioni politiche e che la sua missione è unire le persone in tutto il mondo. Un chiaro segnale che il mondo dei Pokémon non è il luogo dove giocare con messaggi politici.
The Pokémon Company contro la Casa Bianca: ecco i dettagli
Il fatto non è del tutto nuovo. Già nel settembre 2025, il Department of Homeland Security aveva pubblicato un video che giocava con lo slogan “Gotta catch ’em all” per accompagnare operazioni di ICE e Border Patrol. Anche allora, The Pokémon Company si era affrettata a precisare che non aveva autorizzato l’uso del proprio brand.
Mentre ciò succedeva, Nintendo, che detiene una quota significativa di The Pokémon Company, stava già muovendo contromosse legali contro il governo americano per i dazi introdotti dall’amministrazione di Donald Trump.
Un altro esempio riguarda Joe Biden e la sua campagna che aveva sfruttato un altro titolo particolarmente apprezzato. Si trattava di Animal Crossing: New Horizons, usato per creare un’isola virtuale dedicata al voto e invitando i giocatori a interagire con contenuti promozionali. L’esperimento aveva spinto Nintendo a introdurre delle norme più restrittive. Ciò al fine di scoraggiare l’introduzione di contenuti politici. Tali episodi si inseriscono in un fenomeno più ampio: l’uso dei videogiochi come strumenti di comunicazione politica.
