Quando si parla di qualità dell’aria nelle città italiane lo scenario risulta costantemente incerto. Il rapporto “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente prova ad offrire uno scenario generale. Nel dettaglio, i dati del 2025 raccontano una situazione che migliora lentamente, ma che continua a convivere con criticità strutturali difficili da ignorare. Il primo segnale positivo riguarda il numero di città che hanno superato i limiti giornalieri di PM10. Sono state solo tredici, un dato in calo rispetto all’anno precedente. È un’inversione di tendenza che vale la pena sottolineare, soprattutto se si considera quanto l’inquinamento atmosferico sia stato una costante quasi inevitabile della vita urbana. Eppure, basta spostare lo sguardo dalle percentuali al vissuto quotidiano per capire che la partita è tutt’altro che chiusa, in particolare nei grandi centri.
Qualità dell’aria nelle città: ecco gli ultimi dati emersi
Alcune città continuano a registrare numeri che parlano da soli. Palermo, con quasi novanta giorni oltre i limiti di PM10, rappresenta il caso più critico. Seguita da Milano e Napoli. Anche Ragusa supera la soglia dei sessanta giorni, mentre altre città, pur rimanendo al di sotto, mostrano comunque una frequenza di sforamenti. Il dato interessante è che il problema non riguarda solo le metropoli: l’inquinamento si distribuisce in modo irregolare. A rendere il quadro ancora più sfumato c’è un elemento che, a prima vista, potrebbe sembrare rassicurante. Nessun capoluogo italiano ha superato i limiti annuali previsti dall’attuale normativa per PM10, PM2.5 e biossido di azoto. Il punto, però, è capire se tali limiti siano davvero sufficienti.
Quando si applicano i parametri europei per il 2030, molto più stringenti, emerge una realtà meno confortante. Oltre metà delle città italiane risulterebbe fuori norma per il PM10. Inoltre, quasi tre quarti per il PM2.5 e più di un terzo per il biossido di azoto. Ciò significa che ciò che oggi è accettabile presto potrebbe non esserlo più. Il rapporto sottolinea anche come, continuando con l’attuale ritmo di riduzione delle emissioni, ben 33 città rischino di non raggiungere gli obiettivi fissati. Considerando tali premesse, è evidente che il miglioramento registrato nel 2025 è reale, ma non è un punto di arrivo.
