Quando si pensa all’inquinamento atmosferico, la mente corre subito alle strade trafficate, alle fabbriche, allo smog. Eppure, c’è un dettaglio che spesso si sottovaluta: una parte dell’aria che si respira ogni giorno è quella di casa. Le mura domestiche, che immaginiamo come un rifugio sicuro, possono trasformarsi in un ambiente tutt’altro che salubre, soprattutto quando si accumulano particolato fine e composti organici volatili, i famosi VOC. Tali sostanze, rilasciate sia dall’esterno sia da attività quotidiane apparentemente innocue, sono associate a disturbi immediati come tosse e irritazioni, ma anche a problemi respiratori più seri. Tra tutte le stanze, la cucina è senza dubbio una delle più critiche. È qui che si concentrano le emissioni più elevate, soprattutto durante la preparazione dei cibi. Friggere, rosolare, scaldare oli e grassi significa immettere nell’aria una quantità non trascurabile di inquinanti. Proprio per tale motivo un gruppo di ricercatori dell’Environmental Health Sciences dell’Università di Birmingham ha deciso di indagare più a fondo il ruolo delle friggitrici ad aria, elettrodomestici sempre più diffusi. Ciò non solo per capire se permettano di cucinare in modo più leggero, ma anche se contribuiscano a ridurre l’inquinamento indoor.
La presenza della friggitrice ad aria incide sull’inquinamento?
I risultati sono interessanti e confermano quanto già emerso in uno studio precedente del 2024. Quest’ultimo aveva osservato una diminuzione delle emissioni di VOC durante la cottura del petto di pollo. Questa volta, però, i ricercatori hanno ampliato lo sguardo, analizzando alimenti diversi e con differenti contenuti di grasso. Gli esperimenti sono stati condotti in una camera bianca. Un ambiente controllato in cui la presenza di contaminanti esterni è ridotta al minimo. Così da attribuire con precisione le emissioni esclusivamente alla cottura.
Utilizzando una friggitrice ad aria da 4,7 litri, il team ha confrontato cibi surgelati, alimenti freschi a basso contenuto di grassi e prodotti più grassi come anelli di cipolla congelati e pancetta, sia affumicata che non. Come prevedibile, quest’ultimi hanno generato le emissioni più elevate di VOC, con valori anche decine di volte superiori rispetto a quelli prodotti da cibi più magri. Eppure, ed è questo il punto chiave, anche nelle condizioni peggiori le emissioni risultano nettamente inferiori rispetto a quelle associate alla frittura tradizionale.
Le sostanze rilevate includono chetoni, aldeidi e alcheni, derivanti dal riscaldamento dell’olio e dalla doratura degli alimenti. In tutti i casi, i livelli misurati sono rimasti al di sotto delle soglie di sicurezza. Un dettaglio che suggerisce che l’uso della friggitrice ad aria rappresenti comunque una scelta più favorevole per la qualità dell’aria domestica. C’è però un aspetto da non trascurare: la pulizia. I residui di cibo e grasso che si accumulano con l’uso ripetuto possono diventare una fonte aggiuntiva di inquinamento. In un test condotto su una friggitrice utilizzata circa settanta volte senza una pulizia accurata, si è registrato un aumento delle emissioni. Anche in tale scenario, i valori restano inferiori rispetto alla cottura tradizionale.
