Quando si parla di videogiochi che smettono di funzionare perché i server chiudono o il supporto viene interrotto, non si tratta più di un piccolo fastidio. Si tratta di una frustrazione concreta per milioni di giocatori. Proprio su tale fronte si muove Stop Killing Games, l’iniziativa europea che nei mesi scorsi ha raccolto oltre 1,45 milioni di firme per chiedere una regolamentazione chiara. Ora, dopo la fase di verifica, il numero di adesioni valide si attesta a 1,29 milioni. Un dato che supera la soglia minima richiesta per poter avanzare formalmente con la proposta alla Commissione Europea. Il risultato certifica quanto forte sia stato l’interesse dei cittadini. Si tratta di un traguardo che permette all’iniziativa di passare dalla mobilitazione alla fase in cui le istituzioni devono rispondere.
Stop Killing Games: aumenta l’interesse per l’iniziativa
Il fulcro della proposta è chiaro: nessun gioco venduto nella Comunità Europea dovrebbe diventare ingiocabile solo perché il publisher decide di interrompere servizi online o aggiornamenti. Un tema semplice da spiegare, ma complicato da far accettare all’industria, dove modelli basati su abbonamenti, acquisti in-app e servizi live dominano ormai da anni. Ecco perché la palla passa ora alla Commissione, che avrà sei mesi per esprimersi. Con la possibilità di un’audizione pubblica davanti al Parlamento Europeo. I dettagli restano riservati per evitare che grandi interessi economici possano intervenire, influenzando l’esito.
Il potenziale impatto di tale iniziativa è enorme. In un settore sempre più orientato a un modello “usa e getta”, una regolamentazione del genere potrebbe cambiare il modo in cui i giocatori fruiscono dei contenuti. Se l’Europa deciderà di intervenire, i primi segnali concreti potrebbero arrivare già in estate. In tal caso, chi ha firmato l’iniziativa avrà la soddisfazione di vedere che la propria voce ha avuto peso. Non resta che attendere e scoprire quale sarà la decisione finale riguardo Stop Killing Games.
