I camera-phone di fascia alta hanno un problema che si trascina da anni e che chiunque abbia provato a scattare foto o girare video intensivamente conosce bene: consumano una quantità enorme di energia. Quella fame di batteria è il prezzo da pagare per avere sensori fotografici sempre più grandi e performanti, e spesso significa non arrivare a fine giornata con un po’ di carica residua. Una situazione che potrebbe però cambiare grazie a una mossa di Sony, che ha avviato una collaborazione strategica con TSMC per la produzione dei sensori fotografici di prossima generazione.
La partnership tra Sony e TSMC: cosa cambia per i sensori fotografici
Nelle ultime settimane è emerso che Sony ha stretto un accordo con TSMC, il colosso taiwanese della produzione di chip, per realizzare i suoi futuri sensori fotografici. L’annuncio ufficiale non faceva riferimento esplicito ai sensori destinati agli smartphone, ma la stessa Sony avrebbe poi confermato che la collaborazione riguarderà anche i comparti fotografici dei prossimi modelli di telefoni del marchio. E qui la faccenda si fa interessante.
Per capire il potenziale impatto, basta guardare a quello che è già successo con il sensore Sony LYT-818, montato su vivo X200 Pro e vivo X300 Pro. Quel sensore utilizza un processo costruttivo a 22 nanometri, e la stessa Vivo ha confermato un netto miglioramento in termini di efficienza energetica rispetto alle generazioni precedenti. Per fare un confronto diretto, il Sony IMX989, sensore di prima generazione da 1 pollice di diagonale, era stato probabilmente realizzato con un processo a 40 nanometri. Praticamente il doppio.
Questo salto nei processi produttivi non è un dettaglio da ingegneri e basta. Significa che il sensore riesce a fare lo stesso lavoro, o anche di più, consumando molta meno energia. Meno energia sprecata vuol dire batteria che dura di più, il che per chi usa il proprio camera-phone come strumento fotografico quotidiano è una differenza enorme.
Meno consumi, meno calore: i benefici concreti per gli smartphone
Se Sony continuerà su questa strada, riducendo ulteriormente i processi produttivi nelle future generazioni di sensori grazie alla tecnologia avanzata di TSMC, i vantaggi non si limiteranno alla sola autonomia. C’è un altro aspetto che spesso rovina l’esperienza d’uso dei camera-phone di fascia alta: il surriscaldamento. Chi ha mai provato a registrare un video lungo con uno smartphone top di gamma sa bene cosa succede dopo qualche minuto. Il telefono diventa caldo, a volte troppo, e in certi casi il sistema interviene abbassando il frame rate delle riprese o limitando le prestazioni per evitare danni.
Sensori più efficienti dal punto di vista energetico generano meno calore, il che si traduce in una gestione termica migliore. Niente più rallentamenti improvvisi durante le riprese video prolungate, niente più messaggi di avviso che invitano a lasciar raffreddare il dispositivo. Un miglioramento che sulla carta sembra incrementale, ma che nell’uso reale di tutti i giorni farebbe una differenza percepibile. Al momento non ci sono ulteriori dettagli tecnici sulla tipologia esatta dei sensori che nasceranno da questa collaborazione tra Sony e TSMC, né tempistiche precise per il loro arrivo sul mercato. Quello che si sa è che ulteriori informazioni dovrebbero arrivare nel corso delle prossime settimane o mesi direttamente dalle due aziende.
