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Pablo’s Galaxy: il buco nero che ha spento miliardi di stelle

scritto da Margherita Zichella 21/01/2026 0 commenti 1 Minuti lettura
Pablo’s Galaxy, osservata da Webb e ALMA, ha smesso di formare stelle presto a causa di un buco nero supermassiccio centrale.
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1,8K La storia di GS-10578, soprannominata Pablo’s Galaxy, è una di quelle che fanno girare la testa agli astronomi. Perché osservandola oggi, grazie al James Webb Space Telescope e all’Atacama Large Millimeter Array, stiamo guardando un universo giovane, appena tre miliardi di anni dopo il Big Bang, eppure ci troviamo davanti a una galassia che sembra aver già vissuto la sua vita. Nonostante una massa pari a circa 200 miliardi di Soli, Pablo’s Galaxy aveva già smesso di formare nuove stelle. È una contraddizione che mette in crisi molte delle nostre idee sulla crescita e sulla maturità delle galassie primordiali.

Slow burn cosmico: il destino precoce di Pablo’s Galaxy

La chiave di questa storia sta nel gas. Tutto il carburante per la nascita stellare era praticamente sparito. Senza gas freddo, non nascono stelle, e la galassia entra lentamente in uno stato di spegnimento. La prima ipotesi, spettacolare quanto improbabile, era che una collisione galattica avesse causato il caos, ma le osservazioni mostrano un disco ordinato e tranquillo, senza segni di strappi o traumi. La galassia sembra quasi pacifica, eppure dentro di sé nasconde un segreto potente. Il colpevole, secondo gli astronomi della University of Cambridge, è il buco nero supermassiccio al centro della galassia. Episodi ripetuti nel tempo di riscaldamento del gas circostante hanno impedito al materiale di raffreddarsi e ricadere nel disco, bloccando così la formazione stellare. In pratica, il buco nero ha messo Pablo’s Galaxy in modalità stand-by stellare, una sorta di “slow burn” cosmico che ha spento la galassia molto prima del previsto. I dati indicano che la produzione di nuove stelle si era fermata circa 400 milioni di anni prima dell’epoca in cui la stiamo osservando. E il buco nero non si è fermato. Continua a espellere gas a circa 400 chilometri al secondo, l’equivalente di 60 masse solari ogni anno, un ritmo sufficiente a prosciugare le ultime riserve in appena 16 milioni di anni. Per il mondo delle galassie, è un battito di ciglia.

Galassie già mature dopo il Big Bang

Questa scoperta aiuta anche a spiegare un altro mistero emerso dalle osservazioni di Webb: perché esistono così tante galassie “vecchie” già quando l’universo era ancora giovane. Pablo’s Galaxy diventa così un laboratorio naturale, mostrando quanto i buchi neri possano governare la vita e la morte di una galassia, mantenendo un equilibrio fragile ma letale, tra energia e gas, luce e buio. Lo studio, pubblicato su Nature Astronomy, apre la strada a nuove osservazioni che cercheranno di capire fino a che punto questi giganti silenziosi possono decidere il destino delle loro stelle.

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Margherita Zichella
Margherita Zichella

Nata a Roma l'11 aprile del 1983, diplomata in arte e da sempre in bilico tra comunicazione scritta e visiva.

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