La vicenda che lega Microsoft, la piattaforma cloud Azure e un sistema di sorveglianza di massa in Israele ha preso una piega molto concreta. Il colosso di Redmond ha rimosso dal suo incarico il direttore generale della divisione israeliana, Alon Haimovich, per una presunta violazione del codice etico aziendale legata alla collaborazione con il Ministero della Difesa locale. La sede di Tel Aviv, nel frattempo, è passata temporaneamente sotto il controllo di Microsoft Francia.
Il punto centrale della questione è piuttosto chiaro: Haimovich avrebbe concesso all’agenzia di spionaggio dell’esercito israeliano, nota come Unit 8200, l’uso della tecnologia cloud Azure per gestire un sistema di sorveglianza di massa. Un sistema progettato per raccogliere informazioni sui civili palestinesi a Gaza e in Cisgiordania, attraverso intercettazioni telefoniche. E non si tratta di un caso isolato a livello di vertici: insieme a Haimovich hanno lasciato i loro incarichi anche diversi altri dirigenti della filiale israeliana.
I termini di servizio violati e la reazione di Redmond
L’indagine interna ha messo in luce come Unit 8200 abbia violato i termini di servizio di Microsoft, che vietano espressamente l’uso delle sue tecnologie per scopi di controllo di massa. Una volta accertata l’infrazione, la società ha revocato l’accesso al cloud e agli strumenti di intelligenza artificiale che l’intelligence israeliana stava utilizzando per la sorveglianza.
Entrando nei dettagli, la collaborazione prevedeva la creazione di un’area separata all’interno di Azure, pensata per archiviare materiale di intelligence sensibile. Una volta che questa infrastruttura è stata completata, Unit 8200 ha iniziato a trasferire nel cloud di Microsoft un vasto archivio contenente le comunicazioni quotidiane della popolazione palestinese. Un utilizzo che va ben oltre qualsiasi cosa fosse stata autorizzata.
Microsoft non ha mai dato il permesso di sfruttare il suo cloud per la sorveglianza di massa, né in Israele né altrove. L’interruzione dei rapporti con Unit 8200 risale al 2025, ma la sede israeliana avrebbe continuato a fornire gli strumenti cloud all’insaputa della sede centrale. Un fatto che rende la posizione di Haimovich ancora più delicata, perché significa che le operazioni sono proseguite anche dopo che Redmond aveva già preso le distanze.
Il contesto più ampio e il ruolo di altri colossi tech
Vale la pena notare che il Ministero della Difesa israeliano collabora da tempo anche con Amazon e Google, e con queste realtà i vincoli sulla privacy e la raccolta dei dati della popolazione risultano essere meno stringenti rispetto a quelli imposti da Microsoft. Questo rende ancora più evidente il motivo per cui la violazione interna abbia avuto conseguenze così nette a livello dirigenziale.
