Gli agenti AI stanno bussando alle porte dell’App Store, e per Apple la questione non è affatto banale. Da sempre l’azienda di Cupertino ha costruito il proprio ecosistema su un principio molto chiaro: ogni app, prima di finire sugli scaffali digitali, deve superare una revisione che stabilisce cosa può fare e cosa no. Regole rigide, autorizzazioni precise, nessuna sorpresa dopo il via libera iniziale. Ma gli agenti AI funzionano in modo radicalmente diverso dalle app tradizionali. Possono eseguire azioni complesse, generare codice, creare piccole applicazioni e modificare il proprio comportamento in base a ciò che chiede l’utente. Per una piattaforma che punta tutto sul controllo preventivo, è un bel grattacapo.
Apple starebbe infatti lavorando a un sistema in grado di mantenere i propri standard di sicurezza e privacy, ma capace di supportare meglio le app che includono agenti AI e funzioni di AI coding. Un primo segnale è arrivato a marzo, quando Apple ha bloccato gli aggiornamenti di alcune app di vibe coding, quegli strumenti che permettono di creare app e siti web usando agenti AI e prompt in linguaggio naturale, anche senza alcuna esperienza di programmazione. Il blocco non è stato casuale: le regole dell’App Store servono proprio a impedire che un’app approvata possa trasformarsi in qualcosa di completamente diverso dopo il controllo iniziale.
Solo che, con il vibe coding e con gli agenti AI, il comportamento dell’app dipende sempre più dalle istruzioni dell’utente. Non si tratta solo di funzioni già previste, ma di strumenti generati al momento, passaggi automatizzati e componenti software prodotti dentro l’app stessa. È un’evoluzione che sviluppatori e utenti stanno iniziando a chiedere, ma che l’App Store nella sua forma attuale fatica a gestire. Apple dovrebbe trovare un equilibrio tra apertura e controllo, evitando allo stesso tempo problemi già emersi con agenti fuori controllo, come cancellazioni di contenuti o altri comportamenti indesiderati. Non si parla quindi di una semplice modifica formale delle linee guida, ma di un adattamento profondo del modello di revisione, autorizzazione e responsabilità delle app.
Siri potenziata con iOS 27 e l’apertura ai chatbot di terze parti
Il lavoro di Apple non si ferma all’App Store. Con iOS 27, l’azienda starebbe preparando una Siri più avanzata, costruita anche con il supporto di modelli Gemini personalizzati di Google e pensata per reggere meglio il confronto con strumenti come Claude e ChatGPT. Apple avrebbe già iniziato a contattare alcuni sviluppatori per integrare dentro Siri e Apple Intelligence funzioni delle app: dalla prenotazione di voli all’invio di inviti di calendario.
Questa apertura, però, avrebbe già generato una certa cautela tra gli sviluppatori. Il timore è che le integrazioni con Siri possano diventare in futuro un nuovo canale a pagamento. Apple avrebbe spiegato ad alcuni partner di non voler applicare commissioni nella fase iniziale della collaborazione, senza però escludere che possano arrivare più avanti. La stessa preoccupazione avrebbe pesato anche nei colloqui con Baidu, Alibaba e Tencent per l’integrazione in Siri su iOS 27.
