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Scienza e Tecnologia

James Webb e il mistero di un possibile buco nero primordiale

James Webb : l’osservazione di QSO1 ripropone il dibattito sull’origine delle galassie e sulle leggi fondamentali della fisica

scritto da Ilenia Violante 15/09/2025 0 commenti 1 Minuti lettura
Webb
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Il telescopio spaziale James Webb potrebbe aver individuato un buco nero nato nei primissimi istanti dopo il Big Bang. La scoperta riguarda un oggetto denominato QSO1, risalente a 13 miliardi di anni fa, quando l’universo aveva appena 700 milioni di anni. La sua particolarità è l’aspetto “quasi nudo”. Si tratta infatti di un enorme buco nero circondato da un tenue alone di gas, senza una galassia sviluppata intorno.

Questo dettaglio mette in discussione il modello più accettato della cosmologia moderna. Finora si pensava che prima fossero nate le stelle, poi le galassie, e solo in seguito i buchi neri. QSO1 ribalta l’ordine, mostrando un oggetto con massa stimata di 50 milioni di soli ma con pochissimo materiale circostante. Nei nostri tempi cosmici, i buchi neri centrali hanno masse molto inferiori rispetto alle galassie che li ospitano. Qui avviene invece l’opposto.

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James Webb: QSO1 tra ipotesi primordiale e collasso diretto

Per Roberto Maiolino, cosmologo di Cambridge, QSO1 rappresenta un buco nero “quasi nudo”. L’alone di gas che lo circonda è chimicamente primitivo, formato solo da idrogeno ed elio. Mancano elementi pesanti, quelli che nascono nei cicli stellari. Questo lo rende un candidato perfetto per essere classificato come buco nero primordiale, una categoria ipotizzata da Stephen Hawking negli anni Settanta ma mai osservata direttamente.

Se la teoria fosse confermata, saremmo davanti a una prova che regioni di altissima densità nei primi istanti del cosmo collassarono subito in buchi neri. Questi sarebbero diventati i semi gravitazionali attorno a cui si sono sviluppate le prime galassie. Un’altra spiegazione prevede il collasso diretto di una gigantesca nube di gas, ma servirebbero condizioni particolari che non sembrano emergere dai dati disponibili.

La comunità scientifica resta prudente. Secondo Andrew Pontzen dell’Università di Durham, i dati sono solidi ma non ancora definitivi. Serviranno strumenti più avanzati, come i futuri rivelatori di onde gravitazionali, per stabilire l’origine di QSO1. Entro un decennio potrebbero forse arrivare risposte più certe. Per ora QSO1 resta uno degli oggetti più enigmatici mai osservati, capace di mettere in crisi le teorie consolidate sull’evoluzione dell’universo e alimentare un dibattito che potrebbe cambiare la nostra intera comprensione del cosmo.

QSO1scienzaWebb
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Ilenia Violante
Ilenia Violante

Laureata in Culture Digitali con Specialistica in Marketing. Faccio della lettura e la scrittura il mio lavoro nonché la mia più grande passione !

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