Il percorso dell’Italia verso una connettività capillare continua a essere un progetto aperto. Il Piano banda ultralarga ha spinto in avanti l’ammodernamento delle infrastrutture digitali, ma parlare di divario digitale superato è ancora prematuro. A ricordarlo è la Corte dei conti che, con la Delibera n. 71/2025/CCC, ha fatto il punto sull’attuazione del Piano nelle aree bianche. Ovvero quelle zone rimaste ai margini degli investimenti privati e affidate quasi interamente all’intervento pubblico. I dati restituiscono un’immagine fatta di progressi concreti, ma anche di ritardi difficili da ignorare. Alla fine di ottobre 2025 la fibra ottica fino a casa copriva il 77% degli immobili previsti, circa 4,8 milioni di unità. Un risultato importante, che testimonia lo sforzo compiuto negli ultimi anni, ma che allo stesso tempo evidenzia come una parte del territorio resti ancora esclusa da una connessione stabile e veloce.
Banda ultralarga: ecco i dati recenti per la diffusione in Italia
Ancora più evidente è il rallentamento riguardo la tecnologia FWA, ferma al 61% di copertura, con 1,25 milioni di immobili raggiunti. Di segno opposto è invece l’andamento dei collegamenti per la Pubblica amministrazione e le aree industriali. Qui il Piano è praticamente arrivato al traguardo. Con il 99,8% delle strutture previste già connesse. Un dato che suggerisce come, laddove gli obiettivi siano chiari e la governance più stringente, l’attuazione procede con maggiore efficacia. Nel complesso, il Piano coinvolge 8,3 milioni di unità immobiliari, suddivise tra collegamenti in fibra ottica e soluzioni FWA. Un intervento di dimensioni tali da rendere fisiologici alcuni rallentamenti, ma non per questo meno problematici.
Rimane una marcata disomogeneità territoriale. Liguria, Emilia-Romagna, Lombardia e Valle d’Aosta restano sotto il 70% di copertura per le abitazioni civili. In Liguria ed Emilia-Romagna, i ritardi coinvolgono persino gli edifici della Pubblica amministrazione. Solo otto regioni superano il 90% di realizzazione, mentre le altre si collocano in una fascia intermedia che rischia di tradursi in un freno allo sviluppo dei servizi digitali.
Per recuperare il tempo perso, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha deciso di rafforzare il sistema di controllo e coordinamento. Ciò intensificando il monitoraggio dei cantieri e il confronto costante tra Infratel, Open Fiber ed enti locali. Tale cambio di passo ha già prodotto alcuni risultati tangibili, come la riduzione dei Comuni in forte ritardo e la revisione dei piani economici.
