Una recente innovazione promette novità interessanti per il mondo della robotica. Si tratta della presentazione di un nuovo nervo artificiale sviluppato da un gruppo di ricercatori cinesi. Un dispositivo che non si limita a rilevare un contatto. Quest’ultimo reagisce, ricorda e si trasforma nel tempo. Un comportamento che ricorda quello dei nervi biologici. Per capire perché tale risultato è così rilevante, basta pensare a come funzionano i sensori tattili oggi impiegati nella robotica. Nella loro forma più comune, rispondono in modo secco e binario. Qualcosa tocca il sensore, oppure no. Il nuovo nervo artificiale, invece, riesce a distinguere l’intensità degli stimoli. Ciò riconoscendo pressioni leggere, moderate o forti e adattando la risposta di conseguenza. Non solo: ogni stimolo lascia una traccia, una sorta di memoria che influenza i segnali successivi.
Nuovo nervo artificiale presentato in Cina: ecco i dettagli
Tale caratteristica diventa ancora più evidente quando il dispositivo viene danneggiato. Dopo una lesione, il nervo artificiale mostra un aumento temporaneo della sensibilità, come se entrasse in uno stato di iper-reattività. . È un comportamento che richiama da vicino ciò che accade nei sistemi nervosi biologici dopo un trauma.
Alla base di tale funzionamento ci sono memristori di nuova generazione. Si tratta di componenti elettronici in grado di “ricordare” gli stimoli ricevuti modificando la propria resistenza. A differenza dei memristori tradizionali, che oscillano tra uno stato acceso e uno spento, quelli utilizzati in tale progetto possono stabilizzarsi su sedici livelli distinti. Ogni livello rappresenta una diversa intensità di stimolazione, permettendo una risposta graduale e continua.
Anche la scelta dei materiali contribuisce a rendere tale nervo artificiale qualcosa di più di un sensore evoluto. La struttura include gelatina, una proteina derivata dal collagene che si comporta come un buon conduttore ionico e che condivide alcune proprietà dei tessuti viventi. All’interno del materiale, ioni di magnesio formano micro-canali conduttivi che, in caso di frattura, possono riorganizzarsi. Scaldando il dispositivo, questi canali si ricompongono, ripristinando la funzionalità del nervo.
È vero, l’autoriparazione richiede temperature troppo elevate per un organismo vivente. Ma nel mondo della robotica ciò non rappresenta un ostacolo. Al contrario, apre la strada a macchine più robuste, capaci di adattarsi ai danni e agli stimoli esterni, e a protesi sempre più intelligenti.
