La battaglia legale tra Apple e le autorità antitrust indiane si fa sempre più accesa. Un tribunale indiano ha ordinato alla società di Cupertino di collaborare pienamente con l’indagine in corso sull’App Store, respingendo la richiesta di sospendere il procedimento. Una decisione che segna un passaggio importante in una vicenda che va avanti ormai da tempo e che tocca temi enormi: il potere dei regolatori nazionali, la trasparenza finanziaria delle big tech e il modo in cui vengono calcolate le sanzioni antitrust a livello globale.
Lo scontro tra Apple e la Competition Commission of India
Al centro di tutto c’è il rapporto sempre più teso tra Apple e la Competition Commission of India (CCI), l’autorità garante della concorrenza del paese. La CCI sta indagando sulle pratiche legate all’App Store e, per portare avanti il caso, ha chiesto ad Apple di consegnare i propri dati finanziari. Non solo quelli relativi al mercato indiano, ma quelli globali. Ed è proprio qui che la situazione si è complicata parecchio.
Apple ha accusato la CCI di aver oltrepassato la propria autorità giudiziaria, dopo che il regolatore aveva posto un vero e proprio ultimatum: consegnare le informazioni finanziarie richieste, con un’udienza finale fissata per il 21 maggio. La società ha quindi chiesto all’Alta Corte di Delhi di intervenire con urgenza per bloccare tutto.
Il nodo della questione riguarda una modifica alla legge sulla concorrenza indiana, che ora consente di calcolare le eventuali sanzioni sulla base del fatturato globale di un’azienda, e non più soltanto sui ricavi generati localmente. Per una realtà delle dimensioni di Apple, questo cambia tutto. Le potenziali multe diventerebbero enormemente più pesanti, ed è comprensibile che Cupertino voglia contestare questa impostazione.
La decisione del tribunale e i prossimi passaggi
La CCI, dal canto suo, non ha risparmiato critiche. Il regolatore ha accusato Apple di aver cercato ripetutamente proroghe e rinvii, di fatto rallentando il procedimento e resistendo alla richiesta di fornire la documentazione necessaria per andare avanti. Un tira e molla che andava avanti da un po’ e che ora il tribunale ha provato a sbloccare.
L’Alta Corte di Delhi ha infatti ordinato ad Apple di “collaborare pienamente” con il procedimento della CCI. Nessuna sospensione del caso, come invece Cupertino sperava. Però il tribunale ha inserito una tutela importante: ha impedito al regolatore di emettere una decisione definitiva prima che il caso torni in aula il 15 luglio 2026. Una sorta di compromesso, se vogliamo. Apple deve partecipare attivamente, ma la CCI non può chiudere la partita prima di quel termine.
C’è anche un altro dettaglio interessante. Il tribunale ha concesso ad Apple la possibilità di depositare agli atti alcuni documenti, anche se l’ordinanza non specifica quali siano. Con ogni probabilità si tratta di materiale legato alla contestazione più ampia del quadro sanzionatorio antitrust indiano, quella che riguarda appunto il calcolo delle penalità sul fatturato globale.
Il prossimo appuntamento è quindi fissato per il 15 luglio, quando la vicenda tornerà davanti all’Alta Corte di Delhi. Fino ad allora, Apple dovrà cooperare con l’indagine della CCI sull’App Store, pur mantenendo aperta la propria sfida legale contro le norme che considera illegittime.
