La gestione dei rifiuti provenienti dalle attività estrattive è da sempre un nodo difficile da sciogliere. Ciò soprattutto nei Paesi dove l’industria mineraria è ancora una delle colonne dell’economia. Il drenaggio acido oggi potrebbe trasformarsi in una risorsa preziosa grazie a un progetto sviluppato dalla Heriot-WattUniversity insieme alla University of South Africa. Risulta così interessanti le indagini di alcuni ricercatori impegnati da tempo nello studio dei flussi inquinanti che derivano dalle miniere. Il team ha infatti presentato un sistema capace di far nascere dagli scarti altamente tossici una soluzione utile per produrre acqua sicura. Il risultato? Benefici immediati sia per l’ambiente sia per le comunità che vivono nelle aree estrattive.
Il drenaggio-acido è uno dei problemi più seri collegati alle miniere. Rilascia metalli pesanti come ferro, alluminio e manganese nei fiumi e nelle falde acquifere, danneggiando infrastrutture, compromettendo gli ecosistemi e rendendo inutilizzabile l’acqua per consumo umano. Ogni giorno, solo in Sudafrica, centinaia di milioni di litri di acque contaminate vengono scaricati nell’ambiente. È in questo contesto che i ricercatori hanno individuato un’opportunità per intervenire.
Un nuovo utilizzo dei rifiuti acidi: com’è stato possibile e perché funziona
L’idea alla base del progetto è semplice nella teoria, ma richiede un grande lavoro. Questo consiste nell’estrarre il ferro ferrico dal drenaggio acido e convertirlo in cloruro ferrico, un composto impiegato nei sistemi di trattamento dell’acqua. Per farlo, viene utilizzata una combinazione di nanoparticelle di ossido di magnesio e acido cloridrico, che permette di recuperare il ferro in forma stabile e riutilizzabile. Il risultato più sorprendente è l’efficacia del processo. Infatti i test condotti hanno evidenziato una capacità di rimozione di contaminanti superiore al 99%, un livello che consente di ottenere acqua potabile secondo gli standard sudafricani.
Questo tipo di tecnologia potrebbe rappresentare un vero punto di svolta. Recuperare ferro da rifiuti minerari per riutilizzarlo nel trattamento dell’acqua ridurrebbe l’impatto ambientale delle miniere. Ma non solo. Poichè abbasserebbe i costi di bonifica e offrirebbe una possibilità concreta a tutte le regioni che oggi fanno i conti con una gestione idrica fragile. Il gruppo di ricerca sta già valutando l’estensione del metodo anche alle acque reflue urbane, con l’obiettivo di recuperare ulteriori nutrienti e ampliare le soluzioni disponibili per affrontare la crisi idrica globale.
