Control Resonant viene descritto da Remedy Entertainment come un vero e proprio action RPG, e non si tratta di un cambio di rotta improvviso. Lo studio finlandese ha sempre concepito il franchise di Control con una forte anima ruolistica, anche se il pubblico lo ha spesso catalogato semplicemente come un action adventure. Con il nuovo capitolo ormai in dirittura d’arrivo nel corso del 2026, Remedy ha voluto chiarire la questione in modo piuttosto diretto.
Una serie pensata fin dall’inizio come RPG
La percezione che molti giocatori hanno avuto del primo Control è quella di un titolo d’azione con elementi narrativi forti e un’ambientazione particolarissima. E questo è vero, ovviamente. Però c’è un dettaglio che spesso sfugge: nella testa di Remedy, la serie Control è sempre stata pensata come qualcosa di più vicino al genere ruolistico. Non un RPG classico con statistiche a schermo e alberi delle abilità infiniti, ma un gioco dove la progressione del personaggio, le scelte e la costruzione dell’esperienza avessero un peso reale.
Con Control Resonant, lo studio ha deciso di rendere questa visione molto più esplicita. Sin dalle prime comunicazioni ufficiali, il team ha parlato apertamente di un action GDR, mettendo subito le cose in chiaro. Nessuna ambiguità, nessun marketing vago: Remedy vuole che il pubblico sappia esattamente cosa aspettarsi questa volta. Il franchise evolve, e lo fa abbracciando in modo più deciso quegli elementi ruolistici che prima erano presenti ma magari meno evidenti.
Cosa cambia con Control Resonant
Parlare di gioco di ruolo nel contesto di Control potrebbe sorprendere chi ha giocato solo il primo capitolo. Eppure, ripensandoci, i segnali c’erano già. La struttura esplorativa dell’Oldest House, il sistema di potenziamenti, la raccolta di documenti e la costruzione progressiva del personaggio di Jesse Faden avevano già un sapore ruolistico. Control Resonant sembra voler portare tutto questo a un livello successivo, facendo dell’approccio RPG non più un sottotesto ma una componente centrale del gameplay.
Remedy ha definito il franchise come “la nostra serie RPG”, usando parole che non lasciano molto spazio all’interpretazione. È una dichiarazione d’intenti forte, soprattutto per uno studio che nel corso degli anni si è fatto conoscere per titoli come Alan Wake e Max Payne, giochi con identità molto diverse tra loro. Con Control Resonant, la direzione è chiara: costruire un’esperienza dove l’azione resta protagonista ma gli elementi ruolistici diventano il tessuto connettivo dell’intera avventura.
Un’evoluzione naturale per il franchise
La scelta di Remedy non arriva dal nulla. Il mercato degli action RPG è in crescita costante, e il pubblico dimostra sempre più appetito per esperienze ibride, dove sparatorie e meccaniche da GDR convivono senza problemi. Control Resonant si inserisce in questo contesto con un vantaggio non da poco: un universo narrativo già consolidato, un’estetica riconoscibilissima e una base di fan che ha apprezzato enormemente il primo capitolo.
