Dietro una porta anonima nel Mission District di San Francisco, riconoscibile solo dal simbolo “π”, c’è un laboratorio in cui l’idea di robot domestici viene letteralmente reinventata. Qui lavora Physical Intelligence (PI), una delle startup più osservate della Silicon Valley, che punta a creare macchine capaci di affrontare compiti fisici complessi con un’affidabilità molto più vicina a quella umana rispetto ai sistemi attuali. L’obiettivo è quello di realizzare robot in grado di occuparsi di attività concrete, dalla gestione del bucato alla preparazione del caffè, fino a operazioni più delicate come accendere una candela o organizzare scaffali.
All’interno del laboratorio regna un caos ordinato. E’ possibile trovare bracci meccanici che si muovono, tecnici che mostrano alle macchine i gesti corretti tramite joystick e tavoli pieni di prototipi ancora da definire. PI ha catturato l’attenzione di investitori come Jeff Bezos e OpenAI, arrivando a raccogliere 400 milioni di dollari e superare i 2 miliardi di valutazione. Una crescita rapida, alimentata dalla volontà di superare un limite che affligge la robotica da anni. Ovvero la fragilità dei modelli quando devono operare in condizioni reali.
Robot più affidabili grazie a Recap: il metodo che imita l’apprendimento umano
Per risolvere questa debolezza, PI ha sviluppato un metodo chiamato Recap, pensato per avvicinare il modo in cui i robot apprendono a quello degli esseri umani. Il sistema si basa su tre elementi: osservare il comportamento corretto attraverso dimostrazioni umane, ricevere correzioni durante l’esecuzione e infine esercitarsi in autonomia per valutare se il risultato si avvicina a quello voluto.
Sulla base di questa metodologia, PI ha addestrato il suo modello “vision-language-action” π*0.6, un sistema pensato per coordinare vista, comprensione del contesto e movimento. Nei test interni il modello ha mostrato prestazioni più che raddoppiate rispetto alle versioni precedenti, riuscendo a eseguire in maniera stabile compiti differenti come l’assemblaggio di scatole, la preparazione del caffè o la piegatura dei vestiti.
Nonostante i progressi però, l’azienda resta prudente sull’impiego dei suoi robot fuori da ambienti controllati, ma sta già collaborando con realtà industriali interessate ad aumentare il livello di autonomia delle proprie macchine.
