La diffusione dello standard Qi2 avrebbe dovuto segnare un momento di consolidamento nella ricarica wireless per il settore mobile. Con l’arrivo della serie Pixel 10, Google ha deciso di puntare con decisione su tale tecnologia, integrando la connessione magnetica Pixelsnap. Eppure, quella che doveva essere una transizione naturale verso una maggiore efficienza si è trasformata in uno scenario complesso. La promessa tecnica è chiara: tutti i nuovi modelli supportano la ricarica Qi2 a 15W. E il Pixel 10 Pro XL può spingersi fino a 25W. La realtà, però, cambia quando si utilizzano pad non aggiornati allo standard più recente. Accessori perfettamente funzionanti, basati sulle versioni precedenti del Qi, riducono la potenza erogata al punto da rendere i nuovi dispositivi meno performanti.
Google Pixel 10: ecco cosa non funzione con il supporto Qi2
Il tema non riguarda solo la lentezza, ma la stabilità del processo di ricarica. Subito dopo il lancio, numerose segnalazioni hanno evidenziato episodi di surriscaldamento, interruzioni improvvise e cicli di ricarica che possono superare le otto ore. Anche accessori teoricamente più sofisticati, come il Samsung Wireless Charger Duo, mostrano limiti marcati: pur essendo in grado di arrivare sulla carta a 15W, con un Pixel 10 Pro si fermano su una ricarica lenta a 5W.
Ciò significa che chi possiede un Pixel 10 potrebbe essere costretto ad acquistare nuovi pad certificati Qi2 per ottenere prestazioni adeguate. Mentre caricabatterie acquistati pochi anni fa diventano di fatto poco utili. Il problema si estende anche agli spazi pubblici, dove la maggior parte delle postazioni utilizza ancora pad Qi tradizionali.
La transizione verso Qi2 si sta rivelando più complessa del previsto. Non resta che capire se gli aggiornamenti futuri potranno mitigare le incompatibilità attuali o se il pieno sfruttamento della ricarica wireless dei Pixel 10 di Google passerà attraverso un rinnovamento completo degli accessori. Uno scenario che costringe gli utenti ad una nuova, inattesa, spesa.
