Parlare di Samsung MicroLED oggi significa raccontare una tecnologia che sulla carta rappresenta il futuro dei televisori, ma che nei fatti fatica enormemente a trovare un mercato reale. Il numero che fotografa la situazione meglio di qualsiasi dichiarazione ufficiale è questo: circa cento TV MicroLED venduti in un anno. Non cento al giorno, non cento a settimana. Cento in dodici mesi. Per un colosso delle dimensioni di Samsung, è un dato che fa riflettere parecchio.
Samsung cambia strategia sulla produzione dei MicroLED
La risposta del gigante coreano a questi numeri è stata una ristrutturazione significativa della filiera produttiva. Samsung ha deciso di esternalizzare sia la produzione dei pannelli sia il cosiddetto processo di bonding, ovvero la fase in cui i MicroLED vengono fisicamente collegati al substrato. Fino a poco tempo fa entrambe le operazioni venivano gestite internamente, mentre ora l’azienda mantiene il controllo soltanto sull’assemblaggio finale. Una mossa che a prima vista sembra puramente organizzativa, ma che in realtà racconta quanto sia difficile sostenere economicamente una tecnologia che non riesce a generare volumi di vendita sufficienti.
Il nodo centrale resta sempre lo stesso: il prezzo proibitivo. I TV Samsung MicroLED hanno listini a sei zeri, e a quei livelli il mercato semplicemente non esiste. Non si tratta di stimolare una domanda nascosta o di trovare la campagna pubblicitaria giusta. Il punto è che la tecnologia non è ancora abbastanza matura per essere prodotta a costi ragionevoli. Va detto che Samsung non ha annunciato un’uscita definitiva dal settore. Al CES 2026 ha persino presentato un nuovo modello da 140 pollici praticamente senza cornice, dimostrando che l’interesse ingegneristico resta vivo. Quello commerciale, però, è tutta un’altra faccenda.
Micro RGB come alternativa e la concorrenza cinese che avanza
Nel frattempo Samsung sta esplorando una strada parallela: i TV Micro RGB. Si tratta di una tecnologia ibrida che non utilizza pannelli autoilluminanti come il vero MicroLED, ma si basa su una retroilluminazione a LED RGB capace di eliminare i filtri colore, migliorando sensibilmente la resa cromatica. Il vantaggio principale è di natura economica: risultati visivi convincenti senza i costi industriali estremi del MicroLED puro. L’anno scorso Samsung ha già commercializzato un primo modello Micro RGB da 130 pollici, e la gamma TV 2026 promette versioni più compatte e con prezzi più accessibili. Il problema, semmai, è che Sony, LG, Hisense e TCL hanno già presentato televisori basati sulla stessa architettura, trasformando quello che poteva essere un vantaggio esclusivo in un campo aperto a tutti.
Ed è proprio la concorrenza cinese a rappresentare il capitolo più interessante di questa vicenda. Mentre Samsung arretra, TCL e Hisense accelerano sul fronte MicroLED con risultati tecnici di alto livello mostrati proprio al CES 2026. TCL ha annunciato che il suo MicroLED da 163 pollici sarà disponibile in Cina a circa 33.000 euro, con la versione Pro che si avvicina ai 45.000 euro. Cifre ancora lontanissime dal mercato di massa, certo, ma enormemente inferiori rispetto ai listini a sei zeri che caratterizzano i modelli Samsung.
Una tecnologia ancora troppo costosa per sfondare
La tecnologia MicroLED non è propriamente in crisi dal punto di vista tecnico. Il suo limite, almeno per ora, è puramente economico. Tutte le nuove tecnologie hanno attraversato fasi iniziali in cui il costo rappresentava il principale ostacolo alla diffusione: alcune sono riuscite a raggiungere il grande pubblico, altre sono rimaste confinate in nicchie sempre più piccole fino a scomparire. Il fatto che anche un player delle dimensioni di Samsung stia incontrando difficoltà così evidenti non è esattamente un segnale incoraggiante per il futuro dei televisori MicroLED, a meno che i produttori cinesi non riescano davvero a cambiare le regole del gioco abbattendo i costi di produzione.
