Una nuova analisi dell’Osservatorio Argo per la Sicurezza Digitale, guidato dall’esperto di cybersecurity Matteo Adjimi, fa luce sulle principali preoccupazioni tecnologiche degli italiani. Lo studio, condotto su un campione di 500 persone che si sono rivolte ad Argo Spa per una consulenza in tema di sicurezza, mostra un dato importante. Nello specifico un italiano su tre teme di essere spiato direttamente nella propria casa.
Questo timore nasce da quella che molti psicologi definiscono “sindrome dello spiato”. Ovvero una condizione alimentata dalla percezione di perdere il controllo sulla tecnologia che utilizziamo ogni giorno.
Gli altri timori legati alla cybersecurity: dalla domotica ai veicoli connessi
In cima ai timori legati alla cybersecurity, lo studio colloca gli smartphone, considerati i dispositivi più vulnerabili perché dotati di microfoni, fotocamere e accesso completo ai dati personali. La possibilità che spyware o trojan vengano installati senza che l’utente se ne accorga, spesso tramite link malevoli, rende gli smartphone il centro delle maggiori paure. Subito dopo, gli italiani indicano le telecamere domestiche e i sistemi di allarme connessi, percepiti come strumenti che potrebbero mostrare l’interno dell’abitazione a sconosciuti. Ciò specialmente quando vengono configurati male o lasciati con password predefinite.
Dopo smartphone e telecamere, la classifica delle preoccupazioni continua con le microspie digitali, sempre più piccole e difficili da individuare. A seguire ci sono gli assistenti vocali e gli smart speaker. Tutti gli accessori sono considerati potenziali “orecchie sempre accese”, capaci di catturare conversazioni private e inviarle ai server dei produttori. Anche il Wi-Fi domestico rappresenta un punto debole per molti italiani, soprattutto quando viene lasciato con password deboli, firmware non aggiornati o con protocolli poco sicuri attivi.
Nel campo della mobilità, cresce anche la preoccupazione per i veicoli connessi. Questi ultimi infatti si affidano sempre di più a software complessi e sistemi di guida assistita. Nella parte bassa della classifica emergono anche timori legati a smart TV, domotica e identità digitale, quest’ultima resa ancora più vulnerabile dalle tecnologie di intelligenza artificiale capaci di clonare voce e volto.
Sorprende invece che solo una piccola parte del campione tema l’uso dell’intelligenza artificiale nei sistemi di messaggistica. Eppure le nuove tecnologie permettono di generare testi, allegati e conversazioni sintetiche così realistiche da poter essere utilizzate per truffe o campagne di phishing estremamente credibili. Adjimi, commentando i risultati, sottolinea che questi “incubi digitali” non sono fantasie, ma problemi concreti che richiedono consapevolezza e controlli tecnici adeguati.
